martedì 18 novembre 2008

FIRST WEEK IN SYDNEY!!!!

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Eccomi qua, nella camera del mio ostello in Bondi Beach, Sydney. Ancora non realizzo bene dove mi trovo, cosa ci faccio qui… Un turbine di nuove sensazioni ed emozioni e pensieri si fanno vivi dentro me, devo cercare solamente di metterli tutti un po’ in ordine, per il resto… ci siamo! Siamo pronti per “partire”. Ma andiamo con ordine…

SI PARTE!
11 novembre 2008, h 8.00. Il mio aereo per Londra è pronto al gate B5. Saluto i miei genitori con un forte abbraccio e con un “ci sentiamo appena arrivo”. I loro occhi sono stampati nella mia mente, credo sia fondamentale memorizzare delle immagini da andare a riguardare quando se ne ha più bisogno. Prendo il mio aereo con una serenità mai provata, non sono per niente in ansia e la cosa mi sorprende. L’unica cosa che desidero ardentemente è rivedere mia sorella e riabbracciarla forte. Sono quasi sette mesi che non la vedo, direi veramente troppo tempo!
Arrivo a Londra in perfetto orario. Dal terminal 5 mi sposto al terminal 4, ormai sono pratica di aeroporti e in un batter d’occhio mi ritrovo a fissare il tabellone per cercare a quale gate devo recarmi: please wait… Waiting… Nell’attesa incontro una ragazza belga e mi fa piacere notare che in qualche modo riesco a farmi capire, anche col mio inglese non certamente fluently! Anche lei prende lo stesso volo e va a trovare dei parenti che non ha mai incontrato, wow!
Il volo per Sydney è piuttosto lungo, non riesco a dormire un gran che, ma per fortuna la compagnia con la quale viaggio, la Qantas, è fornita anche di film in lingua italiana… wonderful! Cibo altrettanto ottimo per essere a 11.000 metri di altitudine: vasta scelta tra chicken, beef and fish e spesso il personale di bordo passa con bevande e frutta (non s’era mai visto!), come dessert ci hanno servito il “mars ice cream”, niente male!!
Atterro a Sydney: sono le 8 di sera, anche se per il mio corpo sono le 10 di mattina! Ma poco importa… Ancora non mi sembra vero, tra pochi istanti potrò rivedere mia sorella e l’emozione inizia a salire. Forse inizia a salire anche perché devo passare la dogana e visti i precedenti…! Invece fila tutto liscio come l’olio e, dopo aver preso il mio bagaglio, mi reco verso il cartello EXIT.
Tante persone che aspettano chissà chi… Ma io intravedo subito lo sguardo che cercavo, e che tanto ho cercato. Sapete… Quel cassetto della memoria chiamato “momenti più belli e indimenticabili della tua vita”? Ecco, qua ripongo quell’istante, l’istante in cui mi sono messa a correre non sentendo più la stanchezza di 27 ore di volo, l’istante in cui l’ho abbracciate forte, l’istante in cui ho pianto come una bambina. Credo di non trovare parole opportune per descrivere quell’istante. Ma non importa, perché ormai è dentro di me, e ora potrò riviverlo ogni volta che lo desidero.
Prendiamo il bus per Bondi Beach con una temperatura delicatamente piacevole. La cosa più assurda è che dopo aver parlato per 15-20 minuti entrambe avvertiamo la sensazione di esserci viste il giorno prima, o l’altro ieri sera da Pattarone, sembrava tutto così normale! Assurdo, ma forse più facile da capire di quanto sembri, almeno per noi due.
Facciamo il mio check-in all’ostello. Un braccialetto con scritto “let the journey begin”.... Sure! Non posso dire di essere in una reggia, ma in ogni caso pensavo peggio e poi attraverso la carreggiata e sono in spiaggia, cosa voglio di più?!?! Le mie roomate sono una neo zelandese e una canadese. Sembrano molto simpatiche.
Doccia e capelli e un giretto per Bondi Beach, una birra nel pub più grande della zona, Bondi Road, e poi nanna, la stanchezza inizia a farsi sentire.

FIRST DAY IN SYDNEY.
Dopo una colazione a base di corn flakes, apple, banana, milk and coffee ci spostiamo in città per visitare le principali attrazioni.
In primis attraversiamo Hide Park, un parco di modesta dimensione, con piante giganti e gente che passeggia tranquilla. La strada ci porta direttamente in un altro parco, the Royal Botanic Gardens, molto più grande del primo, anzi, immenso! Lo sguardo è richiamato a destra e sinistra, si perde ad ammirare i più piccoli particolari, come bambini che giocano, sportivi che corrono ovunque, gente che passeggia e che scatta mille fotografie, e i dettagli più interessanti e mai visti prima, come una pianta piena di pipistrelli giganti appesi a testa in giù, che pauuuuuura! Neanche batman ha il mantello così grande come l’apertura alare di questi pipistrelli! Fanno spavento!
Continuiamo a camminare e ben presto, così, quasi dal nulla, appare lei, the Opera House.

Chiunque di voi (e anch’io prima di venire qua) avrà sicuramente visto mille fotografie o cartoline che ritraggono questa fantastica e colossale costruzione, ma vi assicuro che vederla con i propri occhi è tutta un’altra cosa, non c’è assolutamente paragone, insomma… vale la pena volare un giorno intero anche solo per vederla un solo instante. Oltretutto la natura ci ha regalato una giornata stupenda, con un cielo azzurrissimo, un sole veramente hot e un venticello piacevole.
Decidiamo di ammirare l’Opera House e tutta la baia dall’alto, e quindi ci incamminiamo verso il quartiere The Rocks per salire sull’Harbour Bridge. Il panorama è sensazionale, di quelli che ti fanno ringraziare Dio o chiunque tu voglia di potere ammirare certe meraviglie. La sete si fa sentire e soprattutto diventa ancora più insistente quando sappiamo di avere i free drink! Grande Dario! Una bella birra ghiacciata è quello che ci vuole! Pranziamo sedute su una panchina con frutta tagliata a pezzetti e un roll con tuna, sour cream, salad, e qualcos altro che ora non ricordo… not so bad! Intanto poco distante stanno montando un gigantesco albero di natale. E’ troppo strano essere in short e cannotta e pensare che tra poco più di un mese è Natale!!!!
Nel pomeriggio visitiamo i quartieri di Darling Harbour e di Pyrmont. Salendo le scale esterne dello Star City Casino possiamo godere di un’altra fantastica veduta. Una visita “dovuta” e altresì spettacolare anche al Queeen Victoria Building, un centro commerciale di tre o quattro piani ma non di quelli che siamo abituati a vedere noi, anzi! Pensate di entrare in un palazzo di nobili stile ‘800, con lampadari maestosi, moquette rossa per terra, rifiniture in ottone ovunque, e per esaltarne ancora di più la bellezza un enorme albero di natale di Swaroski alto come i tre piani dello stabile… Insomma, un castello delle fiabe mai visto!
L’unica cosa che inizio a non sopportare di questa città sono i semafori trooooooooppo lenti: il rosso resta acceso circa 2-3 minuti e il verde dura giusto giusto il tempo di attraversare la strada!!! Assurdo! Bè… Devo ancora farmi passare la frenesia di Milano che ho interiorizzato in un anno… Ce la posso fare!!!!
Esauste torniamo in ostello, anche se ci aspetta una bad news… There isn’t hot water! Oh my God! Impavide, ci buttiamo sotto la doccia gelata… Ma va bene! Tonifica! Ceniamo e andiamo a casa di tre ragazzi israeliani amici di mia sorella, molto, come dire… crazy! Passiamo la serata sul divano tranquilli tranquilli… Buona notte!

CINQUE GIORNI TRA RELAX E CAMMINATE CHILOMETRICHE.
Il secondo giorno l’ho trascorso quasi interamente in spiaggia con mia sorella. Altra giornata di sole caldissimo, non posso di certo rinunciare a godermi lo splendido oceano e la sabbia bianca che caratterizzano la baia di Bondi; e soprattutto il pensiero di essere in costume mentre tutti i miei amici sono col piumino… bè… non ha prezzo! L’oceano è ancora troppo freddo per poter fare il bagno, o meglio, alcune persone lo fanno ma non credo siano tutte a posto con la testa! L’acqua è ancora abbastanza cold!!! Tra questi logicamente ci sono i surfisti, che cavalcano le onde con qualsiasi temperatura e stagione.
Nel tardo pomeriggio il tempo peggiora, è nuvoloso e così decidiamo di andare a fare la spesa. Ci rechiamo in un supermercato a Bondi Junction e compriamo il necessario per passare altri 6 giorni in ostello. La sera viene a piovere ma usciamo ugualmente, siamo invitate a cena dai ragazzi israeliani. Serata piacevole con un zuppa altrettanto gradevole al palato preparata da Moses. Poi quando sono gli uomini a cucinare è ancora più gradevole!
Venerdì il tempo non è stato molto clemente, ma per fortuna non ha piovuto e così siamo andate a piedi a Double Bay nel bar dove mia sorella ha lavorato per 5 mesi. Ho conosciuto i suoi ex colleghi e soprattutto il “famigerato” Wondi, un ragazzo indonesiano molto frizzante e dolce insieme: mi ha stretto la mano con un sorriso vero e mi ha detto “Ciao bella, come stai?”, non potevo avere accoglienza migliore! Ho assaggiato la famosa Vegemite, una specie di salsa dal gusto che assomiglia un po’ al dado, che a tutti gli europei fa letteralmente schifo… A tutti tranne a mia sorella e ora anche a me! Siamo in due! E’ veramente deliziosa! E’ troppo bello assaggiare le altre culture anche a livello di cibo!
Nel pomeriggio ci siamo recate in libreria in Sydney, poiché c’è la connessione ad Internet gratuita. Abbiamo visitato un po’ di siti e cercato di pianificare il nostro immediato futuro… L’idea è quella di stare qua a Sydney ancora per pochi giorni e poi spostarsi probabilmente al sud, sperando di trovare lavoro in qualche farm. Effettivamente è anche ora di rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare!
La sera siamo uscite ad ammirare la vita notturna di questo nuovo mondo. Ed era tutto come esattamente me l’aveva raccontato mia sorella: qua tutti iniziano a bere prestissimo (tipo alle 17-18), quindi già alle 23 sono già tutti ubriachi persi!! Le street sono piene di ragazze praticamente semi-nude (io avevo i jeans, la felpa, e avevo freddo!), ubriachissime, che fanno a gara a chi è più z…. (a buon intenditore poche parole!). In due parole: un degenero che neanche vi immaginate!!! Un mondo notturno completamente opposto a quello della tranquilla ed educata vita diurna. Pace e pazzia. Un giretto anche in Oxford Street, la via dei gay e delle lesbiche, è davvero strano notare come la cosa è tranquillamente normalissima!
Dopo la visita della città è tempo di dedicare un po’ di sguardi anche all’oceano, così sabato mattina ci regaliamo una camminata di 5 Km da Bondi Beach a Coogee: una passeggiata lungo la costa che regala panorami visti solo nei film, anche se il tempo non è dei migliori.
Sabato sera usciamo a cena con Sunny e Justin, i due ragazzi australiani con i quali ha convissuto mia sorella qui a Sydney. Andiamo a cena al thailandese, my first time! Cena deliziosa, così come la compagnia. Ovviamente non mi sento molto coinvolta nei discorsi, il mio inglese purtroppo è quasi inesistente. Ma mi fa coraggio rendermi conto che riesco a seguire con modesta facilità tutte le conversazioni (conversazioni non parole)… Ma è già qualcosa! Pian pianino, come si dice…
Nuovo giorno, nuova gita fuori porta: prendiamo il ferry da Sydney con destinazione Manly. Il corso pieno di negozietti di ogni genere e una lunga lingua di sabbia bianca caratterizzano questa località; peccato che anche oggi il tempo non è proprio dei migliori. Ci incamminiamo lungo il litorale senza una meta precisa. Cammina, cammina e cammina, ci ritroviamo in cima ad una specie di collina ed entriamo nel Sydney Harbour National Park: possiamo osservare il tipico “bush” australiano e ammirare dall’alto Menly e le altre baie vicine. Un immenso mai visto, un silenzio mai udito, un senso di libertà forse mai provato.
Torniamo a Sydney per incontrare David, un altro amico di mia sorella, anche lui molto molto “nice”! Riesco a buttarmi un po’ di più nei discorsi, anche se è ancora molto difficile. Cerco di non buttarmi giù e di non sentirmi piccola piccola, ma ogni tanto la testa viaggia più velocemente della ragione…
La mia prima settimana in terra australiana finisce con una gita altrettanto memorabile: il Taronga Zoo. E questa volta da sola! Leoni, zebre, wallaby, gorilla, coccodrilli, giraffe, ippopotami, foche, pinguini, elefanti… Due ore e mezza di cammino per ammirare queste fantastiche creature che certamente non capita di vedere tutti i giorni! Ero da quando ero bambina che non visitavo uno zoo, e mi sentivo proprio come una bambina! Credo sia un toccasana ogni tanto sentirsi di nuovo bambini, è una sensazione così piacevole, non trovate? Ci voleva questa giornata da sola, in un modo o nell’altro credo di essermela cavata egregiamente! Ho anche comprato il numero di telefono australiano… Sperando di scoprire in futuro di aver scelto la tariffa migliore!
Come vi dicevo prima credo che al massimo tra una settimana io e la mia sorellina ci sposteremo da Sydney in cerca di fortuna, avventura e luoghi da sognare. Ho cercato un po’ di soldi nei caschi di banane o nei marsupi dei canguri, ma niente….Quindi forse è meglio cercare un lavoro!!!
See you soon!!!

lunedì 3 novembre 2008

DOPO LE NUVOLE ESCE SEMPRE IL SOLE...

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Sono passati due mesi dalla mia "bad american experience". Due mesi piuttosto difficili soprattutto sotto un punto di vista decisionale. Due mesi passati a pensare e a lavoricchiare qua e là nei bar e nei ristoranti per raccimolare pochi euro. Due mesi di assidua palestra per scaricare la tensione e due mesi di amicizie rivissute. 60 giorni trascorsi molto lentamente a pensare, pensare e ripensare, nell'attesa che qualcuno o qualcosa dentro di me mi dicesse:"Si, Laura, questa è la cosa giusta da fare!". Sembra assurdo, un paradosso, ma non è facile decidere cos'è meglio per te, non è per niente facile. Un giorno un'idea, il giorno dopo un'altra e un'altra ancora, che confusione! Mi sentivo così piccola, come un bimbo che non riesce a salire da solo sulla sedia... Mi sono ritrovata come "al via" del monopoli, pronta a (ri)partire ma sempre con qualche imprevisto di mezzo. Molte probabilità, moltissime, ma mi sentivo in "prigione", intrappolata da questo mio stato perenne di insoddisfazione. Ma ora ce l'ho fatta, ora ho conquistato il mio "parco della vittoria", sono proprio certa di fare la cosa giusta. Sperando sempre di non pescare un altro imprevisto!!!! Non voglio sbilanciarmi troppo, così vi lascio questo appetizer nell'attesa di poter assaporare insieme il gusto prelibato delle mie emozioni! See you soon!

martedì 23 settembre 2008

VITA

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Ti ricordi quando mi hai chiesto se avevo le pastiglie per la felicità? La pastiglia è la vita. Vivi, buttati, apriti, ascoltati. Le tua paure, le tue ansie sono dovute al fatto che tu esisti ma non vivi. Sei castrato nei sentimenti. Sei bloccato. Ti ricordi quella frase di Oscar Wilde? Diceva che vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più.

Laura, è ora di iniziare a vivere. Di nuovo. E questa volta sul serio.

mercoledì 10 settembre 2008

I NAUFRAGHI

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Ieri mi recai al fiume, qua vicino a casa mia.
Un incontro speciale ad allietare la mia giornata: un padre e con suo figlio di appena due anni. Una situazione un po' insolita, di quelle che uno si immagina leggendo un libro dove i protagonisti sono degli individui che vivono su di un'isola deserta. Il padre era un tipo alquanto estroso, capelli rasta lunghi fino a metà schiena e una barba altrettanto lunga, solo gli occhi risaltavano dal suo volto segnato da 35-40 anni di emozioni. Il bambino, che scoprii chiamarsi Elia, era un amore di bambino: capelli finissimi biondi biondi, dritti dritti come spaghetti, tagliati "a scodella" e due occhioni castani ad illuminargli quel visino vivacissimo.
Il padre inizia prima a spogliare lui stesso rimanendo in mutande e successivamente spoglia anche Elia, facendolo rimanere nudo e diventare così un tutt'uno con la natura che li circondava. Mi colpii subito una cosa: al posto dei classici pannolini il bimbo indossava un "ciripà", sapete cos'è? E' un pannolino "riutilizzabile" che si usava più o meno 25 anni fa quando i lines ancora non esistevano, fatto solamente di stoffa e lacci. Il padre lo lavò accuratamente e lo mise ad asciugare al sole. Fantastico.
Non riuscivo a distrarre i miei occhi da quell'immagine piena di amore e di stranezze. Vedere il padre fare il bagno (in acqua gelidissima di fiume proveniente da un ghiacciaio, vi dico solo questo!), vedere Elia che prendeva confidenza con quell'acqua ghiacciata e vederli insieme giocare la sabbia e lanciare i sassi nella pozza... Era tutto era così naturalmente commovente. Mi immaginai una storia d'avventura e un po' fantastica dietro questa scena, stile "Into the wild" (adoro fantasticare), in realtà era solamente un padre separato che viveva questi attimi col figlio come i più intensi e preziosi della sua vita. Lo scoprii quando ebbi il coraggio di andare a fare amicizia con Elia. E successivamente parlando col padre del più e del meno, lui mi raccontò la sua storia e io la mia. Inizialmente lo credetti un viaggiatore esperto, speravo mi raccontasse del suo ultimo viaggio più intraprendente... Invece una punta di delusione quando mi disse che non aveva mai viaggiato, anche se gli sarebbe piaciuto. Una storia normale, come tante altre, ma l'essenza vitale che contraddistingueva quel legame tra padre e figlio raramente l'ho vista altrove, questo è sicuro.
"Buona fortuna, sono sicuro riuscirai a trovare la tua strada". Queste le sue parole quando ci salutammo. Parole banali, ma dette da lui, in quel momento, per me sono state molto significative.

sabato 6 settembre 2008

IL FILM

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Tutti vi aspetterete di leggere una mail piena di entusiasmo e di gioia, nella quale magari vi racconto com'è andato il mio viaggio, le mie prime impressioni sulla tanto sognata SF, quali sono le prime persone che ho incontrato...
E invece no. Purtroppo niente di tutto questo. Vi posso solo dire che vi scrivo questa mail da casa mia, da Crodo, in Piemonte, in Italia. E vi posso solo raccontare come ho passato gli scorsi tre giorni che spero presto di dimenticare. Non preoccupatevi, sto bene, solo un po' incredula e assonnata e sconvolta per avere fatto in tre giorni andata e ritorno dall'America. Sono arrivata a casa ieri sera, distrutta fisicamente per non aver mangiato nè dormito per due giorni e mentalmente confusa, triste, con le mani vuote, con un sogno che mi è stato rubato troppo in fretta e troppo ingiustamente.
Spero un giorno di poterne parlare in modo più rilassato, magari riderci sopra. Quando riuscirò a sdrammatizzare. Lo so, non è la fine del mondo, c'è di peggio ne sono cosciente, ma tutti voi (ed alcuni in particolar modo) sapevate cosa significava per me questo viaggio.
Sono arrivata alle 14 ora locale di mercoledì 3 settembre a SF. Dopo le varie 'pratiche', mi ritrovo all'ufficio sicurezza immigrazione. Una sala d'aspetto con tante persone che attendono il loro turno per avere l'OK diciamo, per poter uscire dall'aeroporto. Controllano il mio visto e cominciano a farmi domande su quanto intendo stare negli US e sulla motivazione. Sarà stato il mio inglese non troppo perfetto a destare sospetto o la mia insicurezza nel rispondere ad alcune loro domande. In primis, mi spiazzano chiedendomi se avevo con me il certificato della mia laurea (dopo che gli avevo detto che ero laureata. Ma vi pare che porto in America la mia pergamena? Bò...) e dicendomi che i soldi che avevo sul conto corrente non sono abbastanza per vivere 6 mesi in America. Rispondo dicendo che l'intenzione è quella di stare da dei parenti in SF e che quindi non dovrei pagare alloggio o cose di questo tipo e che in ogni caso i miei genitori sarebbero disponibili ad aiutarmi economicamente. Seguono le domande sui miei parenti americani: di che grado? quanti anni? data di nascita? lavoro? ecc. Rispondo ad alcune con un po' di insicurezza (non ero informata sulla data di nascita di mia cugina e quando rispondo "teacher" alla domanda sull'impiego lavorativo, mi chiedono insegnante di che cosa. Aimè, non lo sapevo). Chiamatemi sprovveduta o ingenua o quello che volete, ma sinceramente non pensavo mi facessero domande così nel dettaglio. Avevo anche una lettera scritta da mia cugina in cui dichiarava il legame di parentela e il fatto che avrei soggiornato da lei, ma la lettera era nella valigia che avevo imbarcato. E in tutto questo mi sono dimenticata di dirvi che la mia valigia è lost. Non era mai stata imbarcata sul volo London - SF e quindi probabilmente era rimasta a Londra. Se non è sfiga questa non so come chiamarla.
A questo punto, mi fanno sedere. Dopo un po' mi chiamano, e rimango a dir poco sbalordita quando mi presentano sotto gli occhi alcune delle e-mail che io e la mia parente americana ci eravamo scritte nei mesi scorsi. Vi giuro, ho pensato subito che non era tecnicamente possibile. Come fanno ad averle? Non lo so ancora adesso. Pensavo che certe cose succedessero solo nei film, ma l'America è un film, forse è proprio tutto esattamente come in un film. In alcune e-mail vi era uno scambio di dialogo tra me e mia cugina in cui si parlava della possibilità di trovare eventualmente un lavoretto under the table (in nero) come baby-sitter o come cameriera per riuscire a mantenermi il soggiorno e non gravare completamente sul mio conto corrente, sui miei genitori o sui miei parenti americani in termini di accomodation. Con il visto che avevo, turistico, sapevo benissimo che non potevo lavorare. Ma chi non lo fa? Chi non ha mai lavorato in nero per guadagnarsi qualcosa per vivere? Sarò stata troppo ingenua, non lo so, ditemelo voi, ma vi giuro non pensavo ad un interrogatorio simile. E non sapevo di certo che avrebbero trovato le mie mail. Dov'è la privacy? Esiste ancora? O siamo solo delle macchine, dei numeri e controllano anche quante volte andiamo al bagno in un giorno??????
A tutto ciò sono seguite mille pratiche, mi sembrava di vivere in un film vi giuro: impronte digitali di tutte le dieci dita, foto come si vede proprio nei film (con lo sfondo bianco e le righe nere orizzontali come i carcerati), dichiarazione sotto giuramento di tutto quello che era successo, altrimenti era reato federale. Hanno fatto pure delle fotocopie di alcune pagine della mia agendina personale, dopo aver messo sottosopra la mia borsa. Mi hanno impedito di fare una telefonata una ai miei genitori o a mia cugina, di tenere il telefono cellulare con me, di vedere mia cugina che era venuta a prendermi all'aeroporto e ho saputo dopo essere stata lì fuori ad aspettarmi fino alle 20 di sera. Peggio di un mostro, mi sono chiesta "Ma che cazzo ho fatto? Manco avessi ucciso qualcuno!". Non avevo parole, pensieri, niente. Solo le lacrime mi tenevano compagnia.
Dalle 14 di pomeriggio tutta la pratica è finita verso le 23.30. Con la conclusione che non avevo il permesso di entrare negli US, visto negato, e con un volo di ritorno prenotato per le 16.30 del giorno dopo. Neanche un mi dispiace o un come stai. Niente. Pensavo che almeno per la notte avrei potuto soggiornare in una camera d'albergo o andare dai miei parenti. Pensavo. Sono rimasta lì nella sala d'aspetto tutta la notte e tutta la mattina, quando finalmente ho potuto almeno parlare al telefono con i miei parenti americani (con davanti l'omino che mi diceva quanti minuti ancora mi rimanevano a disposizione per parlare). Ho detto se potevo telefonare a mia mamma, mi hanno risposto "dopo". Ma quel dopo devo ancora vederlo. Finalmente arrivano le 16 di pomeriggio e mi imbarcano sul volo per Londra.
Mille pratiche e telefonate anche per trovare la mia valigia che era stata persa. A SF mi dicono che l'avrei ritirata a Londra. A Londra non ne sanno nulla, ho fatto la denuncia e l'aspetto ancora ora. Dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, spero. O magari me l'hanno sequestrata di nascosto per controllare se avevo qualche pezzo di uomo in un sacchetto di plastica o qualche chilo di cocaina (volevo sdrammatizzare un po'...)!
Arrivo a casa ieri sera alle 20, dopo che il volo London - Milan aveva fatto pure ritardo.
Distrutta. Forse questa è la parola che racchiude un po' tutto il mio stato, sia fisico che mentale. Distrutta fisicamente, dalle 24 ore di volo totali in poco meno di tre giorni e dalle ore che sono stata seduta senza chiudere praticamente occhio. Distrutta perchè avevo costruito questo progetto con tanta dedizione, nel minimo dettaglio e con tanti sacrifici (alcuni di voi lo sanno bene), due lavori a Milano per guadagnare un po' di più e mettere da parte i soldi, "ma no Laura, non comprare quel jeans che costa troppo", "risparmia, risparmia", mi sono licenziata dal lavoro per vivere quest'esperienza, tutto per uno scopo, per un obiettivo, per un sogno che è durato mesi e mesi per poi essere distrutto in meno di un giorno. Che cazzo di senso ha? Ditemelo voi, perchè io penso che non sia giusto, certo facevo qualcosa di sbagliato cercando di lavorare in nero, su questo hanno ragione. Ma cosa c'è di giusto a questo mondo? E' giusto che controllino e leggano le tue e-mail private? E' giusto che mi proibiscano di chiamare mia mamma che non ha dormito tutta la notte sapendo quello che mi stava succedendo (dato che è stata avvisata da mia cugina americana)? E' giusto che facciano delle fotocopie della mia agenda privata? A me non sembra giusto. A me non sembra giusto un cazzo. Che senso ha fare dei progetti, se poi c'è subito pronto qualcuno a distruggerteli?
Non so dirvi come mi senta, stanotte ho dormito tanto, mi sono riposata, ma certo il mio umore non è dei migliori. Una sola domanda: cosa faccio ora? Sono confusa, molto. Non ho voglia di pensare a niente in questo momento. Non mi piace fare la vittima, non voglio essere compatita o cose del genere. Supererò anche questo, come ho sempre superato tutto il resto. E poi so che c'è di peggio, molto di peggio. E' che ogni volta che ho qualcosa tra le mani qualcuno me lo porta via, non è la prima volta.
Aver vissuto anche questa brutta avventura mi aiuterà, voglio cercare il lato positivo, e lo trovo ne sono sicura. Sono fatalista come molti sanno, quindi doveva andare esattamente così, il perchè spero di scoprirlo a breve. Come spero di tornare a breve la Laura che tutti conoscete.

martedì 2 settembre 2008

PRIMA DI PARTIRE PER UN LUNGO VIAGGIO DEVI PORTARE CON TE LA VOGLIA DI NON TORNARE PIU'

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Domani è il grande giorno!
Bene, ci siamo quasi... Avrò preso tutto?
I dieci pilastri da non dimenticare assolutamente:
1- la fedina con inciso il nome di mia sorella
2- il sole di Enzo
3- il quarzo di Ile
4- la coccinella di Manu
5- la pallina da tennis di Andre
6- alcune foto, dei miei cuginetti adorabili Andrea, Maxim e Sara, e di Emanuele, la splendida creatura che illumina il mio sguardo ogni volta che lo guardo
7- i cd di Ciro e di Borgo
8- il moleskine e la scimmietta di Marce
9- il libro di Susanna e Giancarlo
10- il calendarietto cinese di Monika
Con questi valori affettivi potrei andare in capo al mondo, sono le cose che non potrò comprare altrove, il minimo indispensabile per sorridere nei momenti in cui sarò giù... Le mie medicine insomma!
A questi ingredienti aggiungiamo anche la voglia di evadere, il sorriso di mia mamma, la determinazione di mio papà e la benedizione dei miei nonnini che vegliano giorno e notte su di me. Un'ottima ricetta, dal sapore avventuriero e coraggioso. Perchè così dev'essere questa mia esperienza di vita.
San Francisco sto arrivando!!!!!

sabato 23 agosto 2008

PENSIERI

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Sabato sera a casa... Non ho molta voglia di uscire, in realtà nemmeno di scrivere, nè di leggere e nemmeno di guardare la TV... Vi capita mai? In certi istanti mi capita solamente di aver voglia di pensare, di sognare e di fantasticare su quello che succederà... In generale intendo: che succederà nei prossimi minuti? Chissà, magari un sms inaspettato, oppure una dolce conversazione con mia mamma... Che succederà nei prossimi giorni? Mi chiamerà come ha detto per vedermi un'ultima volta prima della mia partenza? Andrò a giocare a beach in piscina credo, gusterò intensamente i sapori di casa mia e guarderò con occhi diversi tutto ciò che mi ha sempre circondato perchè so che per un po' di tempo non l'avrò più davanti a me. Che succederà nei prossimi mesi? Frisco mi aspetta, mi aspetta un mondo nuovo tutto da scoprire e da assaporare, mi aspettano nuove persone da conoscere, una nuova lingua da imparare, nuove abitudini da interiorizzare, nuova libertà da vivere, nuovi lati del mio carattere da esplorare. Tutto ciò mi spaventa un po' in realtà... Ma credo sia normale, lasciare tutto ciò che si ha di certo per qualcosa di ignoto. Ma è proprio questo il bello. E' una sfida con me stessa, ho bisogno di un confronto con me stessa, voglio capire alcune cose che stando qua non posso e non riesco a capire. E' ora di dare una svolta insomma, di tirare fuori quella parte di me che è nascosta da qualche parte e che deve ancora emergere, quella forza interiore di cui ho bisogno per iniziare a vivere guardando solo avanti... E arrivare a dire "il meglio deve ancora arrivare, sempre".
Intanto il mio pensiero quotidiano corre freneticamente a mia sorella, che finalmente potrò riabbracciare il 10 ottobre prossimo. E sono certa che sarà uno di quei momenti da archiviare nei cosiddetti "momenti più belli della tua vita". Si, lo sarà sicuramente... Già mi immagino quei suoi occhietti che si guarderanno in giro cercando i miei, e quando si troveranno, quando i nostri sguardi si fonderanno in uno solo... bè, le emozioni prenderanno il posto delle parole.