mercoledì 10 settembre 2008

I NAUFRAGHI

1
Ieri mi recai al fiume, qua vicino a casa mia.
Un incontro speciale ad allietare la mia giornata: un padre e con suo figlio di appena due anni. Una situazione un po' insolita, di quelle che uno si immagina leggendo un libro dove i protagonisti sono degli individui che vivono su di un'isola deserta. Il padre era un tipo alquanto estroso, capelli rasta lunghi fino a metà schiena e una barba altrettanto lunga, solo gli occhi risaltavano dal suo volto segnato da 35-40 anni di emozioni. Il bambino, che scoprii chiamarsi Elia, era un amore di bambino: capelli finissimi biondi biondi, dritti dritti come spaghetti, tagliati "a scodella" e due occhioni castani ad illuminargli quel visino vivacissimo.
Il padre inizia prima a spogliare lui stesso rimanendo in mutande e successivamente spoglia anche Elia, facendolo rimanere nudo e diventare così un tutt'uno con la natura che li circondava. Mi colpii subito una cosa: al posto dei classici pannolini il bimbo indossava un "ciripà", sapete cos'è? E' un pannolino "riutilizzabile" che si usava più o meno 25 anni fa quando i lines ancora non esistevano, fatto solamente di stoffa e lacci. Il padre lo lavò accuratamente e lo mise ad asciugare al sole. Fantastico.
Non riuscivo a distrarre i miei occhi da quell'immagine piena di amore e di stranezze. Vedere il padre fare il bagno (in acqua gelidissima di fiume proveniente da un ghiacciaio, vi dico solo questo!), vedere Elia che prendeva confidenza con quell'acqua ghiacciata e vederli insieme giocare la sabbia e lanciare i sassi nella pozza... Era tutto era così naturalmente commovente. Mi immaginai una storia d'avventura e un po' fantastica dietro questa scena, stile "Into the wild" (adoro fantasticare), in realtà era solamente un padre separato che viveva questi attimi col figlio come i più intensi e preziosi della sua vita. Lo scoprii quando ebbi il coraggio di andare a fare amicizia con Elia. E successivamente parlando col padre del più e del meno, lui mi raccontò la sua storia e io la mia. Inizialmente lo credetti un viaggiatore esperto, speravo mi raccontasse del suo ultimo viaggio più intraprendente... Invece una punta di delusione quando mi disse che non aveva mai viaggiato, anche se gli sarebbe piaciuto. Una storia normale, come tante altre, ma l'essenza vitale che contraddistingueva quel legame tra padre e figlio raramente l'ho vista altrove, questo è sicuro.
"Buona fortuna, sono sicuro riuscirai a trovare la tua strada". Queste le sue parole quando ci salutammo. Parole banali, ma dette da lui, in quel momento, per me sono state molto significative.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

pannolino riutilizzabile, come un anima, come una storia e un sorriso..

lucagel1 ha detto...

hai toccato un'emozione fortissima in questo momento della tua vita,un amore fortissimo e soprattutto un grande augurio dato con sincerità...fanne tesoro...

Virgilio Rospigliosi ha detto...

A volte per emozionarsi basta apprezzare le piccole cose...

Ciao, Virgilio

eli ha detto...

ecco, è per queste piccole cose che io vivo. e devo ricordarmelo piu' spesso! grazie x questo racconto pieno di verità ed emozione! un abbraccio, eli

Anonimo ha detto...

dove sei?