sabato 4 aprile 2009

THE GIFT OF LIFE

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While you make your way around the island, sensitise your eyes and ears to the natural sights and sounds. Become absorbed by nature. Transform the "plain old bush" into what it really is, an extravaganza of life. Throughout this short journey, you will appreciate "The Gift of Life".
Il dono della vita... Raramente ci fermiamo a riflettere su queste quattro semplici parole, in questa vita frenetica in cui siamo catapultati: la scuola, lo studio, la famiglia, il lavoro e tutte le responsabilità che ci troviamo ad affrontare quotidianamente. Una società che forse pensa troppo, ma non pensa alle cose più banali che sono anche quelle che ci farebbero vivere meglio. Ecco dove viviamo. Cinque mesi lontani da ciò che caratterizzava la mia vecchia routine mi hanno trasmesso la vera essenza della vita e mi hanno fatto capire quanto sono fortunata ad avere questo splendido tesoro tra le mie mani, un tesoro che mi è stato regalato e che non ho dovuto pagare per averlo. Un quadro che possiamo dipigere con i colori che vogliamo e dargli le sfumature che più ci piacciono; giorno per giorno una pennellata in più che, secondo noi, ci farà stare meglio, che magari ci regalerà un po' di felicità: un vestito nuovo, un aumento nella nostra busta paga, una macchina nuova, l'essere perfetti in qualsiasi occasione per essere meglio accettati dagli occhi altrui... Ma è questa la vera felicità? Forse cinque mesi fa avrei risposto si, anche questo. Ora come ora la mia felicità è svegliarmi al mattino e vedere una nuova alba quando vado a lavorare, vedere ogni giorno un cielo diverso anche se è sempre lo stesso, incontrare una persona che mi regala un sorriso sincero, sapere che anche una persona sconosciuta si interessa di sapere come sto, conoscere nuove persone con le proprie storie, ognuna originale, saper ascoltare ed essere ascoltati anche quando cerchi di esprimerti in una lingua che non è la tua, avere quattro magliette, due pantaloni e due maglie e capire che posso benissimo vivere solo con questi pochi stracci, fare una passeggiata in un parco e leggere un cartello che mi suggerisce di apprezzare "il dono della vita"... Ecco la mia felicità, cose banalissime ma che sono anche quelle che mi fanno sentire così piena di vita come non lo sono mai stata, sempre col sorriso al posto delle labbra. Forse potrò sembrare un po' esagerata, non potrà essere tutto così semplice quando sarò catapultata nuovamente in quella che sarà la mia vita futura; e non fraintendetemi, anch'io spero di avere una famiglia un giorno, di avere responsabilità e di potermi comprare un vestito che mi piace da impazzire... Ma in ogni caso sono sicura che, dopo l'esperienza che sto vivendo, potrò affrontare tutto da un nuovo punto di vista: non mi lamenterò più per le cose più inutili perchè penserò che ci sono persone che staranno raccogliendo cipolle sotto il sole australiano, non sbufferò più perchè devo stare in ufficio fino a tardi perchè sono io a decidere della mia vita, sono io che posso decidere di stare meglio, di essere felice. E non è poi così diffcile, basta fare quello che si vuole per essere felici veramente. Quindi... A voi la scelta! E di scelte ce ne sono un'infinità, bisogna solo vederle, sono qua davanti ai nostri occhi.

Dopo questa parentesi, vi aggiorno sulle mie ultime vicissitudini. Sono sempre a Mildura, attualmente sto lavorando in fabbrica, impacchetto uva e la paga è veramente buona... In ostello siamo ormai una famiglia, ci si conosce tutti, si gioca a carte insieme, si guarda la TV insieme, si mangia insieme, si beve e ci si ubriaca insieme... Proprio come in una famiglia, o quasi! Eh eh! Ma in ogni caso credo che sette settimane siano "enough"! Presto credo di partire: il mio piano è quello di aggregarmi a qualcuno in possesso di un mezzo di trasposto a quattro ruote e attraversare la Great Ocean Road da Melbourne ad Adelaide e successivamente spostarmi sulla West Coast... Per un mesetto la mia intenzione è solo quella di viaggiare, credo di avere abbastanza soldi per farlo! E dopo tutto questo tempo in farm credo proprio di meritarmelo, eh eh! Anche qua in Australia è Pasqua, e anche se non ho capito bene perchè oggi, Good Friday, è festa, quindi è tutto chiuso e anche noi backpackers (o bad-pickers come ci chiamiamo tra di noi) siamo di riposo. Non sono mai stata molto "religiosa", ma non credo che in Italia si festeggi anche il venerdì di Pasqua! Bò! Ma qua in Australia, come ormai avrete capito, è tutto un altro mondo! Ok... Non mi resta che augurare "Happy Easter everybody"!! See ya soon!!

sabato 14 marzo 2009

RAGAZZA DI CAMPAGNA

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Per i pochi affezionati che leggono il mio blog… Scusate la lunga assenza!
Quindi… Dove eravamo rimasti? Ah si! Melbourne: la città non-australiana per eccellenza! Dopo un mese e dieci giorni trascorsi nell’australiana capitale europea, la mia testa inizia a pensare, e pensare e pensare: "Allora, Melbourne non mi elettrizza più di tanto"… "Sto lavorando solo nei weekend"… "Il mio conto in banca inizia a piangere"… "E l’8 marzo dovrò lasciare la casa"… "Laura, devi prendere una decisione: o ti cerchi un altro lavoro e ti sistemi qua per un po’ oppure parti per un’altra avventura". Secondo voi cos’ho scelto?! Ovvio, si cambia ancora una volta, si cambia posto, si cambia lavoro, andiamo a scoprire nuovi orizzonti che rimarranno salvati nella mia mente nella cartella "Australia".
I soldi non sono tantissimi per poter viaggiare, andare in un’altra città e cercare lavoro nell’ambito dell’hospitality e così sono quasi costretta a scegliere la "vita da contadina"… Ebbene sì, la farm mi aspetta! E’ l’unico modo per poter lavorare solo per poco tempo e riuscire a guadagnare egregiamente (se si è fortunati!). E così, dopo innumerevoli ricerche su internet e svariate telefonate ecco che finalmente trovo lavoro in una figs farm: i fichi mi aspettano!
Ultima serata a Melbourne con i miei flatmates: Sangria e Mexican food… Delicious! Mi mancheranno tutti e in particolare Josef con le sue lezioni di inglese e la sua infinita pazienza… Quanto gli voglio bene! Mi mancheranno le ore passate con lui senza fare niente, guardando la tele o bevendo birra o semplicemente guardandoci negli occhi e lasciare che tutto accada in un modo così naturale. Si, credo proprio che mi mancherà parecchio e sicuramente la mia permanenza a Melbourne è stata infinitamente dolce soprattutto grazie a lui. Anyway…
Nella mia mano un biglietto ferroviario con destinazione Mildura, questo il nome del paese dove mi trovo. Dopo 7 ore di viaggio in mezzo al nulla, arrivo finalmente in questa località al confine tra lo stato del Victoria e quello del New South Wales. Mi dirigo verso l’ostello e la manager si dimostra molto carina e disponibile: appena arrivata mi fa conoscere due ragazze italiane che risiedono nell’ostello. Mi sistemo nella mia camera, ceno e vado dritta dritta a letto: la sveglia domattina suonerà alle 5!
Il lavoro sembra essere abbastanza semplice: devo raccogliere i fichi maturi e riporli in un contenitore di polistirolo. Va tutto bene, se non fosse per il fatto che la mia partner è piuttosto lenta e il supervisore ci sta col fiato sul collo e continua a ripeterci che dobbiamo essere più veloci… Dopo dieci ore di lavoro la stanchezza inizia a farsi sentire… Ma anche il supervisor si fa sentire! "You have to be faster!!" Se non lavoreremo più velocemente il farmer ci pagherà la metà… Shit!!! Questo è lo svantaggio del lavorare in coppia: se una delle due parti è lenta nel lavorare ci rimette anche l’altra, perché alla fine della giornata il conteggio delle scatole riempite risulterà comunque basso rispetto alla media… Fuck! Comunque il lavoro non è per niente faticoso, almeno questo! Nemmeno da paragonare alle cipolle di Gatton!
I giorni seguenti cerco di lavorare alla velocità della luce, ma la mia partner non sembra fare lo stesso… Sta di fatto che ora come ora devo ancora vedere la mia prima busta paga ma spero vivamente che il supervisore si sia accorto che il mio lavoro è nella media degli altri pickers…
Dopo tre giorni a raccogliere fichi il proprietario della farm mi chiede se voglio cambiare tipo di lavoro… Anzi, non era tanto una domanda quanto un’affermazione! Da domani il mio lavoro sarà "weeding"! E che cavolo vuol dire "weeding"?!?! Chi legge anche il blog di mia sorella forse ne ha già sentito parlare! In pratica dovrò strappare le erbacce che crescono vicino a delle piante da frutto… Ok, non sembra difficile, e almeno potrò lavorare by myself! Si… Non è difficile… Ma è semplicemente massacrante!! Tutto il giorno con la schiena piegata, in ginocchio, a gattoni, accovacciata… Qualsiasi posizione dopo 5-6 ore diventa la più scomoda del mondo… Aiuto! La paga dovrebbe essere relativamente buona (ma mai commisurata allo sbattimento!!!), ma come vi ho già detto, la mia prima busta paga arriverà a giorni…
Dopo una settimana finalmente arriva il giorno di riposo… Day off! Mai come quel giorno ho ringraziato quel qualcuno che ha inventato il letto!!!
Non ho idea quanto resterò a lavorare qua in farm… L’idea è quella di riuscire a risparmiare un po’ e poi spostarsi nuovamente, magari sulla West Coast con mia sorella, cool! Intanto cerco di pensare positivo… Anche se il mio corpo si starà domandando perché gli voglio così male! In ogni caso i ragazzi che lavorano con me in farm e anche quelli che risiedono qua all’ostello sono carini, mi trovo bene! C’è un ragazzo nepalese che sta qua in ostello e lavora nelle farm da un anno… Credo che non riuscirò mai a capire come faccia! Da pochi giorni sono anche arrivate due ragazze empolesi e vi giuro che mi fanno piangere dal ridere! Non parlano mezza parola di inglese ma stanno prendendo quest’avventura nel modo migliore possibile: parlano italiano a tutti (che ovviamente non capiscono niente!), non si vergognano per niente e cercano di farsi capire in qualche modo, con il loro inconfondibile accento toscano! Maremma maiala!
Vi aggiornerò a breve su quanti fichi ho raccolto o quante erbacce ho strappato… Credo che le mie giornate saranno abbastanza ripetitive d’ora in poi! See ya soon!

lunedì 9 febbraio 2009

MELBOURNE ISN'T REAL AUSTRALIA...

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Volo JQ633. Destinazione Melbourne. Dopo un viaggio accompagnato da parecchie turbolenze, arrivo all’aeroporto di Melbourne alle 2 di pomeriggio. Aspetto il mio compagno di viaggio (il mio backpack!) e prendo la navetta che mi porta dritta dritta in centro città.
Chiamo il mio amico Andre che abita a Melbourne da ottobre e mi incontro con lui per un caffè. Dopodiché mi dirigo verso l’ostello da lui consigliato. L’ostello è abbastanza costoso (180 dollari a settimana), ma è grande, pulito, lo staff si dimostra molto friendly e diversi sono i servizi inclusi nel prezzo: colazione tutte le mattine, mezz’ora di internet free al giorno, pancakes la domenica mattina e “barbecue on the roof” il martedì sera. E indovinate che giorno è oggi? Martedì! Wow! Doccia, capelli e alle 6 inizio ad abbuffarmi di salsicce, hamburger, e chi più ne ha più ne metta!
La sera resto in ostello con Andrea e gli altri suoi amici, sembrano molto simpatici!
La mattina seguente mi alzo di buon ora. Mi aspetta una città nuova tutta da scoprire, una cosa che adoro! Il centro città è relativamente grande, lo si può girare a piedi in un’ora o poco più! Mi ricorda parecchio il centro di Sydney: altissimi palazzi e vie affollate di gente e negozi di ogni genere. Ci sono anche parecchie cattedrali e monumenti storici che fanno da contrasto con la modernità che caratterizza la seconda città più grande dell’Australia. Un giretto ai Royal Botanic Gardens e nel pomeriggio non posso non visitare la Little Italy di Melbourne. Lygon St, questo il nome della via colorata di verde bianco e rosso. Una sensazione quasi assurda: dopo un mese e mezzo a Brisbane senza aver parlato mezza parola di italiano con nessuno (solo al telefono con mia mamma e mia sorella!), mi ritrovo in una via piena zeppa di ristoranti “pizza, pasta e mandolino” e le mie orecchie e la mia mente tornano a sorridere… Sento parlare italiano in tutti i centimetri della via! Capisco tutto! Wow, mezz’oretta a piedi dal centro città e sono tornata a casa!?! Sensazione davvero piacevole, lo ammetto! Inizio subito a distribuire curriculum come caramelle e la fortuna mi sorride: ho due prove in due ristoranti diversi, una per il giorno stesso e l’altra per il giorno seguente.
Caffè Corretto: questo il nome del ristorante che ho scelto. Già al primo impatto mi è subito piaciuto! I padroni sono siciliani e ci sono pure alcuni camerieri italiani: un ragazzo di Saronno, uno di Pisa, uno di Bologna e uno di Treviso. Lo so, lo so… Non è il massimo per il mio inglese perché lavorando spesso parliamo italiano… Ma che diamine! Sono qua anche per divertirmi! In ogni caso ci sono anche camerieri di altre nazionalità e quindi spesso cerco di relazionarmi con loro! Purtroppo per adesso lavoro solo nei weekend e la paga è veramente bassa (12 dollari all’ora)… Ma come si dice… Better than nothing! Credo che proverò a cercare anche qualcos’altro nel frattempo.
Il giorno successivo decido di andare al mare. Finalmente la mia adorata spiaggia, il mio adorato mare! Ma questa volta le mie aspettative non vengono confermate: credo che la spiaggia di St Kilda sia la più brutta che fino adesso abbia mai visto qua in Australia. Non troppo pulita, veramente affollata… E anche il mare non è pulitissimo… Uff! In ogni caso mi godo ugualmente una giornata di completo relax. Fortunatamente non molto lontano da questa ci sono altre spiagge molto più belle, più pulite, più australiane! Ho avuto la fortuna di andarci proprio ieri, con dei ragazzi conosciuti pochi giorni fa in ostello! Mare limpidissimo, poche persone intorno a me e un profumo che si può respirare solo qua… Il mio corpo cerca di assorbire il più possibile questo odore inebriante, lo faccio mio, mi da una carica che difficilmente riesco a trovare altrove.
Dopo dieci giorni di ricerche sul web, sono riuscita a trovare anche la casa. Sto convivendo da pochi giorni con un ragazzo neo zelandese, due ragazze inglesi e un ragazzo scozzese. Ho la mia camera singola, pago meno rispetto all’ostello e sono vicinissima a lavoro, non poteva andarmi meglio! La casa sarà disponibile solamente per un mese, perché poi verrà abbattuta! Segno del destino?!?! Credo proprio di si! Credo proprio che ci sia un altro posto sconosciuto che mi sta già aspettando. Sono qua da poco più di due settimane ma non ho ancora trovato un aspetto di Melbourne di cui innamorarmi follemente. Non ho ancora trovato un parco, un paesaggio, una spiaggia, un palazzo da mirare e rimirare per ore e rimanere intontita davanti a tale bellezza e pensare “Wow, non svegliatemi vi prego!”. Melbourne è una bella città ma credo non sia adatta a me: forse è fatta per chi ama divertirsi la notte, per chi ama sentirsi a casa (è davvero troppo europea credetemi), per chi ama la classica vita da città. Ma non è adatta a me… Io voglio vivere e voglio vedere la vera Australia. Certo, fa piacere sentirsi a casa, ma dopo solo due settimane sto sentendo qualcosa dentro che mi dice “Laura, non è qua che devi stare!”. Non sono venuta fin qua solo per divertirmi nei locali e ubriacarmi come fanno tutti… Questo lo posso fare benissimo anche a casa mia. Sono qua per altri motivi, ben più profondi e costruttivi, ma sto notando che è davvero riuscire a condividerli; la maggior parte dei backpackers è qua solamente per divertirsi, bere, uscire, cuccare… Bè, no grazie… A volte mi sento così diversa! E la lingua di certo non mi aiuta… E’ proprio la prima volta da quando sono qua in Australia che non mi sento perfettamente a mio agio. Non mi piace troppo questa situazione ma in fin dei conti sto bene e so anche che un mese passerà in fretta!
In ogni caso vado avanti per la mia strada, convinta che ogni singolo instante vissuto in questa terra mi sta rendendo più forte, più matura e più consapevole del fatto che sono davvero fortunata ad avere un vita tutta mia, una vita così preziosa, una vita così piena, da vivere e proteggere con cura e dedizione, da colorare ogni giorno con colori diversi.

domenica 11 gennaio 2009

SENSAZIONI SENSAZIONI FORTI!

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Credo che in Australia il tempo sia proporzionato alla velocità dei canguri… Non è tecnicamente possibile che siano già trascorsi due mesi da quando ho messo piede in questa profumata terra! Due mesi, vi rendete conto?! Io no!
Un post per trasmettere un po’ le mie sensazioni, le mie emozioni, anche se non è così semplice descriverle con parole comuni. Solamente chi ha vissuto in prima persona questa esperienza forse può capirmi fino in fondo.
Un senso di libertà che ti riempie il cuore, le vene e i polmoni quando respiri. La consapevolezza di poter fare quello che voglio, sono padrona di me stessa ora come non mai, nessuna influenza da parte di nessuno. La sensazione di avere tutto sotto controllo. Tornare a casa la sera dopo il lavoro, stanca, con le gambe doloranti e la mente pesante per cercare di capire tutto ciò che la gente ti chiede, ma felice e spensierata. Estasiata nel guardare ogni sera lo splendido dipinto delle luci dei grattacieli che si riflettono nel fiume e pensare “vi prego non svegliatemi, voglio continuare a sognare!”. Un senso di sicurezza interiore ed esteriore mai provato prima. Una città che non conosco, ma che mi sembra di conoscere da sempre. Una Laura che non ho mai conosciuto prima.
Un sentirsi a mio agio, un sentirsi a casa, come se avessi vissuto qua da sempre. La voglia di cambiare, di scoprire, di vedere, di non sapere il significato della parola “routine”. Tant’è che tra una settimana ho un volo che mi aspetta con destinazione Melbourne. Nuovi luoghi da scoprire, nuovi amici, nuova casa, nuovo lavoro. Si cambia tutto per l’ennesima volta, ma sento questa elettricità nelle vene che mi porta a stravolgere tutto, ancora e ancora. Certo, mi mancherà Brisbane: i miei flatmates, il lavoro, Romana e gli altri amici al ristorante. Ma non è comparabile alla curiosità di conoscere la persona che avrò accanto durante il volo o alla voglia di scoprire nuovi orizzonti e di innamorarmi di altri panorami. Vivere è rischiare!
E poi lui, meno di una settimana fa, un incontro magico che resterà sempre nel mio cuore e che mi farà ricordare Brisbane con un romantico sorriso. Capire che è possibile comunicare anche con lingue e culture differenti, con gli occhi e con il corpo, e rimanere intontita da questa magica atmosfera che respiri con lui e capire che stai esprimendo te stessa mille volte meglio di come hai fatto in passato, in italiano. Mi mancherà, mi mancherà la sua dolcezza e il suo riuscire a capirmi, ma ora è il destino a decidere per me e non voglio cambiare il suo corso. Come si dice, chi vivrà vedrà…
Certo, sarei bugiarda a dire che non mi manca niente della mia vecchia vita. Mi mancano innumerevoli pezzi di puzzle: i miei genitori, i miei parenti e miei splendidi cuginetti, poter giocare con loro e stringerli forte forte; il cibo italiano, la pasta al forno e gli gnocchi della mia mamma; i miei amici, uscire con loro, ridere fino ad avere le lacrime agli occhi, ubriacarmi di Braulio e cantare in macchina fino alle 6 di mattina; le serate al Troca e al Jazz; il caffè al bar; la palestra e le lezioni di step e di yoga… Potrei continuare per ore! Ma tutto ciò esiste davvero, è so che quando tornerò potrò ricomporre il mio puzzle ogni volta che voglio, ma ora non è ancora tempo, voglio ancora continuare a sognare. Vi prego non svegliatemi!

venerdì 2 gennaio 2009

ITALIAN RESTAURANT VS AUSTRALIAN RESTAURANT

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First round: on the red corner “Australian Restaurant”… On the blue corner “Italian Restaurant”… Who will be the winner? There’s no doubt… “Italian Restaurant”!!!
Ho deciso di scrivere un post dedito alle differenze che ho notato tra ristoranti italiani e ristoranti australiani, sia a livello di cibo che a livello di organizzazione lavorativa. Vi consiglio di proseguire nella lettura, credo sia molto interessante e divertente allo stesso tempo!
Lavorando diversi anni in Italia in ristoranti, alberghi, bar e disco-pub credo di aver maturato una certa esperienza nel campo, e posso affermare che tutti i locali italiani in cui ho lavorato avevano una gestione e un’organizzazione interna del lavoro molto rigorosa e ordinata ma allo stesso tempo molto elastica, con la possibilità di autogestione da parte del cameriere (in questo caso io!).
La principale e assurda differenza tra ristoranti italiani e ristoranti australiani è che in Italia qualsiasi ristorante o bar che sia degno del suo nome, ha la numerazione dei tavoli: per il cameriere risulta essere molto semplice e immediato rintracciare il tavolo al quale portare la portata. “Una margherita al nove!!” E… Tac… Subito la pizza verrà consegnata al nove. In Australia non funziona proprio così (almeno nei bar). Credo che ci sia alla base qualche esercizio di “brain training” per sviluppare le capacità intellettuali del cameriere: il cliente ordina il suo pranzo direttamente alla cassa, paga il suo conto e va a sedersi in un tavolo a suo piacimento. Fin qua niente di troppo strano. Ma ora arriva il “bello”: alla cassa verrà consegnato al cliente una specie di segnaposto con un numero che lui appoggerà sul tavolo ove si siederà. Quello sarà il numero del tavolo, in quel preciso momento, per quel preciso cliente. Quando è pronto il suo pranzo lo sventurato cameriere di turno dovrà girare mezz’ora per la sala (è fortunato se questa non sarà troppo grande) e trovare il numero al quale consegnare la portata… Assurdo non trovate?!?! Una perdita di tempo inconcepibile!!! Non è più comodo che ogni tavolo abbia un suo numero a prescindere dalla persona che si siede allo stesso???? Ma… Sarei quasi tentata a dare questo suggerimento!!! Per fortuna nel ristorante in cui lavoro questo non accade, ogni tavolo ha il suo numero, come in Italia! Ma ci sono molte cose che ancora non mi quadrano (parlando in riferimento al ristorante in cui lavoro)… E che trovo veramente inconcepibili!!
1- Durante il servizio, ai camerieri è concesso bere solamente soft drink (acqua, pepsi, limonata) nei bicchieri di plastica (non so cosa succeda se provassi ad usare un bicchiere di vetro! Ma…). Caffè e the sono a discrezione del boss. Succhi di frutta, the freddo, milk drinks are charged at full price!!!
2- Stessa cosa anche per il cibo… Il cameriere che durante la pausa o alla fine del servizio volesse pranzare (o cenare) deve pagare. Si avete capito bene! Ma “fortunatamente” ha il 50% di sconto sulle pizze, sulla pasta e sulle insalate. Per tutti gli altri tipi di portate ha il 20% di sconto. Vi rendete conto?!?! Se voglio mangiare, devo pagare!!! Mai vista in Italia una cosa del genere!!!
3- A livello organizzativo, i camerieri che prendono gli ordini hanno ognuno una propria sezione (dal tavolo X al tavolo Y). E fin tutto normalissimo. Ma cosa succede? Che non esiste un barman!! E quindi tutti i camerieri quando prendono gli ordini delle bevande si ritrovano appassionatamente dietro il bancone, ognuno a preparare le sue bevande per i propri tavoli… What a mess!!!
4- Argomento “orario di lavoro”. Solitamente i servizi per i runner come me, hanno i seguenti orari: pranzo dalle 12 alle 16 e cena dalle 18.30 fino a fine servizio. La cosa assurda e che mi fa terribilmente incazzare, è che raramente inizio veramente all’orario suddetto! Per esempio, ieri dovevo iniziare alle 12 e a mezzogiorno ero puntale, pronta a partire. Ma, alt!! Ho passato un’ora seduta al tavolo ad osservare come tengono la forchetta gli australiani e solo all’una ho iniziato a lavorare… Vi chiederete… perché?? Ebbene, perché il ristorante era semi-vuoto!!! Ma vi rendete conto?? Non è mica un mio problema se non c’è gente, se il mio orario è quello, dev’essere quello!!! E così mi è capitato molte altre volte… Di iniziare mezz’ora dopo o comunque non all’orario prestabilito… Ma… No comment…
5- Esiste una figura in cucina che non ho ben capito quale “nome tecnico” potrebbe avere… La sua mansione praticamente è quella di dire i nomi dei piatti ai camerieri come me che devono portare le portate ai tavoli… E basta!!! Si, forse qualche volta mette qualche guarnizione sui piatti o cose del genere… Ma niente di più! E penso che dopo una, due, tre volte una persona dotata di un minimo di intelligenza sa riconoscere una margherita da una capricciosa… Ma…
Al momento non mi vengono in mente altre assurdità… Ma credo che queste siano già abbastanza!! Ah, un’altra cosa che qua è assolutamente normale ed è frequentissima è chiedere un contenitore take-away quando non si finisce di mangiare la propria portata… In Italia se fai una cosa del genere vieni visto come un morto di fame, ma qua quasi tutti lo fanno! E sinceramente la trovo una cosa molto intelligente, in tal modo si evitano tanti sprechi inutili!!!
Anche i ritmi di lavoro sono molto, mooooolto più rilassati qua… A differenza dell’Italia, la gente seduta al tavolo non ti chiede incazzata di poter ordinare quando sta aspettando da dieci minuti… Ma aspetta, e aspetta, e aspetta, e aspetta. Pensate un po’ che due settimane fa ero a cena fuori con mia sorella in un ristorante e abbiamo aspettato un’ora (ma un’ora veramente!) prima che arrivassero le nostre pizze!! E ci saranno stati altri tre tavoli oltre al nostro…. Non voglio sapere cosa stavano facendo in cucina!!!
In ogni caso credo che quando si vive in un Paese che non è il tuo ti devi adattare alle regole ed ai comportamenti di questo… Quindi è inutile incazzarsi se mi fanno iniziare un’ora dopo o se non posso mangiare gratis una misera margherita… Queste sono le regole? Ok, that’s right! Credo sia bene e sicuramente costruttivo sapersi adattare a qualunque istituzione, regola o situazione ti si proponga innanzi. Quando tornerò a casa oltre al mio backpack, avrò un altro bagaglio, ben più importante e che non si potrà mai disfare… Un bagaglio culturale che mi accompagnerà per tutta la vita!

giovedì 18 dicembre 2008

NEW CITY, NEW JOB, NEW HOUSE…. NEW LIFE!

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Chiuso il capitolo “ragazze di campagna” decidiamo di ritornare alla civiltà: destinazione Brisbane, la terza città più grande dell’Australia dopo Sydney e Melbourne. Scendiamo dal pullman e carichiamo in spalla i nostri “compagni di viaggio”: first of all, cercare un tetto per dormire. Ovviamente la scelta cade sempre sull’ostello più economico, 156 $ a settimana non è per niente male! Speriamo sia almeno decente! Direi che la fortuna è stata dalla nostra: l’ostello è pulito, la grandezza della camera (anche se da dividere con altre sei ragazze) è accettabile, la cucina è abbastanza grande, ci sono tanti tavoli di legno per mangiare all’aperto e c’è pure una piscina! Prendiamo subito la navetta per andare a visitare il centro della città, che si rivela essere non molto grande e perciò molto comodo da girare a piedi.
Brisbane credo sia lo stereotipo di città dove potrei vivere tranquillamente: non è troppo caotica a livello di traffico, non è per niente cara, è servita molto bene dai mezzi, ha un clima ideale, ha uno stile moderno e vittoriano insieme e la gente sembra essere molto molto rilassata… Pensate un po’ che i negozi chiudono quasi tutti alle 17.30-18! Quasi come a Milano! L’unica pecca è che purtroppo non si affaccia sull’oceano… E anche se sono qua da solamente due settimane ne sento già la mancanza! La città è comunque divisa dal fiume che porta l’omonimo nome (Brisbane River), e la passeggiata lungo lo stesso è caratterizzata da giardini ben curati, spiagge artificiali e innumerevoli panchine dove poter ammirare gli immensi grattacieli che si affacciano sulla riva opposta del fiume. Di notte poi… E’ uno spettacolo senza fine, starei ore a fissare quella miriade di luci e lucette che si riflettono nell’acqua!
Dopo il dovuto city tour ritorniamo alla realtà e i giorni successivi sono dedicati alla ricerca di un lavoro: questa volta ci buttiamo nel settore “ristorazione” sperando di trovare un posto come cameriera. Ed in effetti non sembra così difficile (o magari è la fortuna del principiante): nonostante il mio inglese maccheronico sono riuscita ad ottenere due prove in due locali diversi, la prima la sera stessa in un ristornate italiano e la seconda in un caffè due giorni più tardi.
L’agitazione inizia a salire poche ore prima di iniziare… Non provavo quella sensazione dagli esami all’università o dal giorno della discussione della mia tesi! Che ansia! “E se non capisco??”… “E se i clienti mi fermano e mi ordinano qualcosa??”… “E se i camerieri sono stronzi con me e perdono la pazienza dopo due secondi??”… Ok Laura, segui il consiglio di tua sorella: sorridi sempre e mettiti il fondo schiena al posto della faccia… Andrà tutto alla grande! E come per magia… Prova superata!!! Il mio compito sostanzialmente è quello di “runner”, e cioè di portare le portate ai tavoli e sbaraccare gli stessi quando la gente ha finito di mangiare… Qualche difficoltà ad imparare i nomi dei piatti (per fortuna alcuni sono uguali a quelli italiani, solo il nome però!!!), ma per il resto diciamo che è filato tutto liscio!!! Purtroppo il boss mi dice che non potrà farmi lavorare tutti i giorni… Va bè, better than nothing!!!
La seconda prova è in un caffè. L’ambiente è decisamente più elegante e anche un po’ più freddo a livello di staff rispetto al ristorante italiano. Me la cavo discretamente anche questa volta, e la manager mi dice che mi richiamerà per farmi sapere l’orario di lavoro per la prossima settimana. Pensavo di aver portato a casa un altro lavoro, ma purtroppo quando chiamo per sapere il mio roster la manager mi dice che è veramente dispiaciuta ma fino a gennaio non ha bisogno di personale… Ma allora per quale strano motivo mi avrà fatto provare?!?! Non lo scoprirò mai penso… O magari era un modo più elegante per dirmi “hai fatto schifo, non ti vogliamo”… Non so! Ma in ogni caso un lavoro ce l’ho, posso già ritenermi soddisfatta!!
Dopo il lavoro si parte alla ricerca di una casa, è decisamente più conveniente affittare una camera piuttosto che continuare a stare in ostello! E anche questa volta ci va di lusso: troviamo una doppia al prezzo di 110 $ a testa per week, niente male! La cucina ad angolo è davvero spaziosa, altrettanto lo è il soggiorno con un divano, due poltrone e un televisore con lettore dvd, c’è altresì un terrazzino con un tavolo dove poter mangiare… It’s very nice! I nostri flatmates sono un ragazzo turco e una coppia di ragazzi brasiliani, sembrano essere molto carini e simpatici! E la cosa fondamentale è che in casa si parla solo inglese, good for me! La zona, Kangaroo Point, è vicina al centro della città e vicinissima alla riva del fiume… Insomma, non mi posso proprio lamentare!
Sono a Brisbane da ormai due settimane, ho trovato un mio equilibrio e posso dire di stare veramente bene: lavoricchio, leggo, guardo film, studio il mio grammar book, parlo coi miei coinquilini… Cerco di fare di tutto e di più per poter migliorare il mio inglese, anche se è davvero difficile! Ma non mi perdo d’animo, chi mi conosce sa che sono testarda… E quindi ce la devo fare!!!
L’ultima novità è che ieri sono riuscita a trovare un altro lavoro, almeno spero! Ho una prova fissata per venerdì in un caffè-ristorante. La manager sembrava molto carina e a mio parere, credo di aver fatto buona impressione… Ma ve lo saprò dire solo dopo venerdì! L’obiettivo è quello di trovare un altro lavoro perché solo con uno due-tre volte a settimana, bè, è difficile tirare avanti! Con due lavori invece potrei vivere tranquillamente e cercare di risparmiare qualcosa per i miei futuri spostamenti. Diciamo che questa è la mia idea: stare a Brisbane per uno o due mesi e appena ho un po’ di soldi da parte, ripartire per un’altra destinazione, per un’altra scoperta, per un’altra avventura! Sono qua anche per questo! Per il viaggio più entusiasmante della mia vita, e sono certa che lo sarà… L’inizio è stato senza dubbio un ottimo preludio!

martedì 2 dicembre 2008

PER UN PUGNO DI… CIPOLLE!

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Partiamo da Byron Bay alle 8.30 di mattina e arriviamo a Brisbane dopo tre ore e mezza di viaggio. Scopriamo all’arrivo che a Brisbane c’è il fuso orario di un’ora rispetto allo stato del New South Wales, quindi si tirano indietro le lancette di un’ora. Sono le 11 a.m. Decidiamo di fare un giro nella capitale del Queensland intanto che aspettiamo l’altro bus che ci porterà a Gatton. Brisbane è la terza città più grande dell’Australia dopo Sydney e Melbourne. Per quel poco che ho visto sembra essere una città abbastanza movimentata e piena di risorse, penso che avrò modo di scoprirlo, mi piacerebbe passarci un po’ di tempo.Arriviamo a Gatton, un paesino poco più grande di Crodo circondato da immense distese di verde. E’ comunque affascinante: questa è la vera Australia! Chiamiamo quello che inizialmente pensavamo essere il nostro datore di lavoro per farci venire a prendere. Ci si presenta innanzi un signore di età avanzata stile “nonno di Heidi”… E già qua iniziano le risate! Scopriamo che quel signore in realtà è colui che ci fornisce l’accomodation, successivamente ci verrà dato il numero di telefono del nostro contractor per poter lavorare i giorni successivi in fattoria.Arriviamo nella nostra fantastica reggia: caravan n. 39. Siamo in un caravan park pieno di asiatici che fanno questo lavoro da mesi e mesi e mesi (devo ancora capire come fanno, ma è un dettaglio!). La nostra roulotte è in uno stato civilmente abitabile diciamo, meno male che sia a me che a mia sorella non ci manca lo spirito di adattamento! Qua si prende tutto con filosofia, e iniziamo a fantasticare sulla nostra vita coniugale in un caravan sperdute nella Gatton City, che risate! In ogni caso c’è tutto il necessario per stare comode e avere la nostra privacy… come una villa in Sardegna!Chiamiamo il nostro datore di lavoro: domani alle 4.30 ci si trova davanti all’entrata del caravan park. Alle 4.30?!?!?!? Stica!!! Io sono abituata ad andare a dormire alle 4.30, non ad alzarmi per andare a lavorare!!! What kind of job? Cutting onion. What is it???? Lo scoprirete a breve!Stiamo cucinando una fantastica minestra, quando bussano alla nostra porta (se così si può chiamare, non so come definirla!) due ragazzi che capiamo essere francesi; ci chiedono se vogliamo andare a bere qualcosa da loro dopo cena. Of course! Martin e Max, questi i loro nomi, sono arrivati anche loro oggi, ma non sembrano molto convinti a voler lavorare in una farm… Perché sono qua allora?!?! Ma… Devo ancora capirlo ora!La sveglia suona puntuale alle 3.30. Colazione e via! Saliamo su un van insieme ad altri ragazzi (tutti asiatici tranne tre tedesche) e arriviamo a detinazione dopo 15 minuti. Un campo immenso di cipolle davanti ai nostri occhi: il lavoro consiste nello strappare la cipolla dalla terra e tagliare (cut) la parte superiore (non so il nome tecnico, dovrò chiedere a mia mamma!). Sembra facile e neanche troppo pesante… Sembra! La posizione non è certo delle migliori sia per la schiena, che per le gambe, ed è la stessa da mantenere per parecchie ore... Ma si, cosa vuoi che sia, due atlete come noi! Le cipolle vanno riposte in dei cassoni enormi (cosiddetti bin), non ne ho idea quanto possano contenere… un quintale credo tutto! Dopo nove ore di lavoro finalmente terminiamo il campo, riuscendo a riempire quattro bin. E sapete quanto viene pagato un cassone? 45 dollari australiani, vale a dire poco più di 20 €. In pratica abbiamo massacrato il nostro corpo per si e no 50 €, bè, non c’è male dai! Ovviamente sto scherzando! Ma l’abbiamo voluto noi no?!?!Ah, non vi ho detto che per completare in bellezza il primo giorno di lavoro, il trattore che spostava i bin ha schiacciato accidentalmente la mia borsa: occhiali e cellulare letteralmente distrutti. Sclero per i primi 10-15 minuti, ma poi, non so se mi sono drogata o cosa (saranno ancora gli odori che ho respirato a Nimbin?!?!), mi viene da ridere: ho guadagnato 90 dollari, non ho più un cellulare, non ho più gli occhiali e ho il corpo che è ridotto ad un mucchio di ossa che stanno collegate per miracolo… Non è una comica?!?! Meno male che rido va…Non vi dico come ci siamo alzate la mattina dopo… ed eravamo ancora convinte a voler lavorare! Ma quando è suonata la sveglia alle 3.30, sono riuscita giusto giusto a compiere il movimento con il pollice destro per spegnere l’allarme del cellulare. In ogni caso piove pure, e quindi con questo tempo non si lavora. Meno male! Dormiamo 13 ore filate, ci alziamo a fatica dal letto: forse l’unica parte del corpo che non ci fa male sono le palpebre! Ah no, anche la mascella! Allora sono due e vai!!!!!!Scopriamo durante la mattinata che abbiamo perso pure la sensibilità ad un piede: mantenendo sempre la stessa posizione per nove ore di seguito abbiamo il collo del piede completamente anestetizzato, non riusciamo a muoverlo, è impressionante!!! Che effetto!! Io il destro e mia sorella il sinistro, bè, almeno in due facciamo due gambe buone, o quasi!!! Che avventura!Passiamo il nostro day-off riposando, lavando biancheria, mangiando, andando a fare la spesa e all’internet cafè. Trascorriamo la serata insieme ai ragazzi francesi, c’è Martin che parla inglese un po’ come me (un english very crap!) e quindi mi diverto a parlare con lui, dato che siamo tutti e due nella stessa situazione è più stimolante fare pratica insieme! Ci sono anche altri ragazzi coreani e thailandesi: uno di questi, Jude, sembra uscito da un cartone animato giapponese, fa spaccare dalle risate!!!! Da avere le lacrime agli occhi vi giuro! Non vi dico poi quando abbiamo iniziato a fare lezioni di coreano, italiano e francese insieme, avevo male alla pancia dal ridere!!!Decidiamo di fare un secondo giorno a cutting onion, sempre con lo stesso risultato di quattro bin riempiti. Diciamo che il secondo giorno va un po’ meglio, anche se è sempre massacrante fare lo stesso movimento per 9-10 ore di seguito. Un’esperienza di vita che mi ha segnato parecchio: vi potrà sembrare la solita frase di rito, ma finchè non lo si prova non si immagina nemmeno lontanamente che c’è gente che li fa ancora certi lavori, e che magari lo fa per parecchi mesi (come i coreani qua nel caravan park), o per parecchi anni, o per tutta la vita, e non come me per 3 giorni… bè, non vengono i brividi anche a voi? E noi che ci lamentiamo per qualsiasi cazzata: “ho un lavoro di merda”, “non guadagno niente”, “mi sparo un’ora nel traffico prima di andare a lavoro”… Bè, è meglio guadagnare relativamente poco stando seduti comodi e puliti in ufficio, magari con l’aria condizionata e il caffè a metà mattina, oppure stare seduti per terra, col sole (australiano) che ti brucia sulle spalle e sulla testa, sentendoti sporco e sudato e con una bottiglia d’acqua che dopo mezz’ora non è più H2O ma sembra essere qualcos’altro??? Bè, vedete voi… Sono così contenta di aver provato quest’esperienza, ora capisco veramente il significato delle canzoni gospel che ho cantato per 10 anni, credo di capire, magari non fino in fondo, ma almeno in buona sostanza, ciò che sentivano dentro gli schiavi neri e la speranza che riponevano in Dio cantando “Good news, the chariot’s coming”, l’unica guida che potevano avere mentre lavoravano in un campo infinito, magari proprio di cipolle. Giustificatemi la parentesi.Ora non so quali saranno i programmi per le prossime settimane, qua si vive giorno per giorno, ed è questa la cosa più bella! Staremo qua a Gatton ancora per due giorni credo, dato che abbiamo pagato per una settimana. Poi decideremo se andare a Brisbane, o stare qua a ancora, o non lo so! Comunque sto davvero bene, sono felice di essere qua, sono felice. Ci sentiamo prossimamente! See you soon!