giovedì 18 dicembre 2008

NEW CITY, NEW JOB, NEW HOUSE…. NEW LIFE!

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Chiuso il capitolo “ragazze di campagna” decidiamo di ritornare alla civiltà: destinazione Brisbane, la terza città più grande dell’Australia dopo Sydney e Melbourne. Scendiamo dal pullman e carichiamo in spalla i nostri “compagni di viaggio”: first of all, cercare un tetto per dormire. Ovviamente la scelta cade sempre sull’ostello più economico, 156 $ a settimana non è per niente male! Speriamo sia almeno decente! Direi che la fortuna è stata dalla nostra: l’ostello è pulito, la grandezza della camera (anche se da dividere con altre sei ragazze) è accettabile, la cucina è abbastanza grande, ci sono tanti tavoli di legno per mangiare all’aperto e c’è pure una piscina! Prendiamo subito la navetta per andare a visitare il centro della città, che si rivela essere non molto grande e perciò molto comodo da girare a piedi.
Brisbane credo sia lo stereotipo di città dove potrei vivere tranquillamente: non è troppo caotica a livello di traffico, non è per niente cara, è servita molto bene dai mezzi, ha un clima ideale, ha uno stile moderno e vittoriano insieme e la gente sembra essere molto molto rilassata… Pensate un po’ che i negozi chiudono quasi tutti alle 17.30-18! Quasi come a Milano! L’unica pecca è che purtroppo non si affaccia sull’oceano… E anche se sono qua da solamente due settimane ne sento già la mancanza! La città è comunque divisa dal fiume che porta l’omonimo nome (Brisbane River), e la passeggiata lungo lo stesso è caratterizzata da giardini ben curati, spiagge artificiali e innumerevoli panchine dove poter ammirare gli immensi grattacieli che si affacciano sulla riva opposta del fiume. Di notte poi… E’ uno spettacolo senza fine, starei ore a fissare quella miriade di luci e lucette che si riflettono nell’acqua!
Dopo il dovuto city tour ritorniamo alla realtà e i giorni successivi sono dedicati alla ricerca di un lavoro: questa volta ci buttiamo nel settore “ristorazione” sperando di trovare un posto come cameriera. Ed in effetti non sembra così difficile (o magari è la fortuna del principiante): nonostante il mio inglese maccheronico sono riuscita ad ottenere due prove in due locali diversi, la prima la sera stessa in un ristornate italiano e la seconda in un caffè due giorni più tardi.
L’agitazione inizia a salire poche ore prima di iniziare… Non provavo quella sensazione dagli esami all’università o dal giorno della discussione della mia tesi! Che ansia! “E se non capisco??”… “E se i clienti mi fermano e mi ordinano qualcosa??”… “E se i camerieri sono stronzi con me e perdono la pazienza dopo due secondi??”… Ok Laura, segui il consiglio di tua sorella: sorridi sempre e mettiti il fondo schiena al posto della faccia… Andrà tutto alla grande! E come per magia… Prova superata!!! Il mio compito sostanzialmente è quello di “runner”, e cioè di portare le portate ai tavoli e sbaraccare gli stessi quando la gente ha finito di mangiare… Qualche difficoltà ad imparare i nomi dei piatti (per fortuna alcuni sono uguali a quelli italiani, solo il nome però!!!), ma per il resto diciamo che è filato tutto liscio!!! Purtroppo il boss mi dice che non potrà farmi lavorare tutti i giorni… Va bè, better than nothing!!!
La seconda prova è in un caffè. L’ambiente è decisamente più elegante e anche un po’ più freddo a livello di staff rispetto al ristorante italiano. Me la cavo discretamente anche questa volta, e la manager mi dice che mi richiamerà per farmi sapere l’orario di lavoro per la prossima settimana. Pensavo di aver portato a casa un altro lavoro, ma purtroppo quando chiamo per sapere il mio roster la manager mi dice che è veramente dispiaciuta ma fino a gennaio non ha bisogno di personale… Ma allora per quale strano motivo mi avrà fatto provare?!?! Non lo scoprirò mai penso… O magari era un modo più elegante per dirmi “hai fatto schifo, non ti vogliamo”… Non so! Ma in ogni caso un lavoro ce l’ho, posso già ritenermi soddisfatta!!
Dopo il lavoro si parte alla ricerca di una casa, è decisamente più conveniente affittare una camera piuttosto che continuare a stare in ostello! E anche questa volta ci va di lusso: troviamo una doppia al prezzo di 110 $ a testa per week, niente male! La cucina ad angolo è davvero spaziosa, altrettanto lo è il soggiorno con un divano, due poltrone e un televisore con lettore dvd, c’è altresì un terrazzino con un tavolo dove poter mangiare… It’s very nice! I nostri flatmates sono un ragazzo turco e una coppia di ragazzi brasiliani, sembrano essere molto carini e simpatici! E la cosa fondamentale è che in casa si parla solo inglese, good for me! La zona, Kangaroo Point, è vicina al centro della città e vicinissima alla riva del fiume… Insomma, non mi posso proprio lamentare!
Sono a Brisbane da ormai due settimane, ho trovato un mio equilibrio e posso dire di stare veramente bene: lavoricchio, leggo, guardo film, studio il mio grammar book, parlo coi miei coinquilini… Cerco di fare di tutto e di più per poter migliorare il mio inglese, anche se è davvero difficile! Ma non mi perdo d’animo, chi mi conosce sa che sono testarda… E quindi ce la devo fare!!!
L’ultima novità è che ieri sono riuscita a trovare un altro lavoro, almeno spero! Ho una prova fissata per venerdì in un caffè-ristorante. La manager sembrava molto carina e a mio parere, credo di aver fatto buona impressione… Ma ve lo saprò dire solo dopo venerdì! L’obiettivo è quello di trovare un altro lavoro perché solo con uno due-tre volte a settimana, bè, è difficile tirare avanti! Con due lavori invece potrei vivere tranquillamente e cercare di risparmiare qualcosa per i miei futuri spostamenti. Diciamo che questa è la mia idea: stare a Brisbane per uno o due mesi e appena ho un po’ di soldi da parte, ripartire per un’altra destinazione, per un’altra scoperta, per un’altra avventura! Sono qua anche per questo! Per il viaggio più entusiasmante della mia vita, e sono certa che lo sarà… L’inizio è stato senza dubbio un ottimo preludio!

martedì 2 dicembre 2008

PER UN PUGNO DI… CIPOLLE!

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Partiamo da Byron Bay alle 8.30 di mattina e arriviamo a Brisbane dopo tre ore e mezza di viaggio. Scopriamo all’arrivo che a Brisbane c’è il fuso orario di un’ora rispetto allo stato del New South Wales, quindi si tirano indietro le lancette di un’ora. Sono le 11 a.m. Decidiamo di fare un giro nella capitale del Queensland intanto che aspettiamo l’altro bus che ci porterà a Gatton. Brisbane è la terza città più grande dell’Australia dopo Sydney e Melbourne. Per quel poco che ho visto sembra essere una città abbastanza movimentata e piena di risorse, penso che avrò modo di scoprirlo, mi piacerebbe passarci un po’ di tempo.Arriviamo a Gatton, un paesino poco più grande di Crodo circondato da immense distese di verde. E’ comunque affascinante: questa è la vera Australia! Chiamiamo quello che inizialmente pensavamo essere il nostro datore di lavoro per farci venire a prendere. Ci si presenta innanzi un signore di età avanzata stile “nonno di Heidi”… E già qua iniziano le risate! Scopriamo che quel signore in realtà è colui che ci fornisce l’accomodation, successivamente ci verrà dato il numero di telefono del nostro contractor per poter lavorare i giorni successivi in fattoria.Arriviamo nella nostra fantastica reggia: caravan n. 39. Siamo in un caravan park pieno di asiatici che fanno questo lavoro da mesi e mesi e mesi (devo ancora capire come fanno, ma è un dettaglio!). La nostra roulotte è in uno stato civilmente abitabile diciamo, meno male che sia a me che a mia sorella non ci manca lo spirito di adattamento! Qua si prende tutto con filosofia, e iniziamo a fantasticare sulla nostra vita coniugale in un caravan sperdute nella Gatton City, che risate! In ogni caso c’è tutto il necessario per stare comode e avere la nostra privacy… come una villa in Sardegna!Chiamiamo il nostro datore di lavoro: domani alle 4.30 ci si trova davanti all’entrata del caravan park. Alle 4.30?!?!?!? Stica!!! Io sono abituata ad andare a dormire alle 4.30, non ad alzarmi per andare a lavorare!!! What kind of job? Cutting onion. What is it???? Lo scoprirete a breve!Stiamo cucinando una fantastica minestra, quando bussano alla nostra porta (se così si può chiamare, non so come definirla!) due ragazzi che capiamo essere francesi; ci chiedono se vogliamo andare a bere qualcosa da loro dopo cena. Of course! Martin e Max, questi i loro nomi, sono arrivati anche loro oggi, ma non sembrano molto convinti a voler lavorare in una farm… Perché sono qua allora?!?! Ma… Devo ancora capirlo ora!La sveglia suona puntuale alle 3.30. Colazione e via! Saliamo su un van insieme ad altri ragazzi (tutti asiatici tranne tre tedesche) e arriviamo a detinazione dopo 15 minuti. Un campo immenso di cipolle davanti ai nostri occhi: il lavoro consiste nello strappare la cipolla dalla terra e tagliare (cut) la parte superiore (non so il nome tecnico, dovrò chiedere a mia mamma!). Sembra facile e neanche troppo pesante… Sembra! La posizione non è certo delle migliori sia per la schiena, che per le gambe, ed è la stessa da mantenere per parecchie ore... Ma si, cosa vuoi che sia, due atlete come noi! Le cipolle vanno riposte in dei cassoni enormi (cosiddetti bin), non ne ho idea quanto possano contenere… un quintale credo tutto! Dopo nove ore di lavoro finalmente terminiamo il campo, riuscendo a riempire quattro bin. E sapete quanto viene pagato un cassone? 45 dollari australiani, vale a dire poco più di 20 €. In pratica abbiamo massacrato il nostro corpo per si e no 50 €, bè, non c’è male dai! Ovviamente sto scherzando! Ma l’abbiamo voluto noi no?!?!Ah, non vi ho detto che per completare in bellezza il primo giorno di lavoro, il trattore che spostava i bin ha schiacciato accidentalmente la mia borsa: occhiali e cellulare letteralmente distrutti. Sclero per i primi 10-15 minuti, ma poi, non so se mi sono drogata o cosa (saranno ancora gli odori che ho respirato a Nimbin?!?!), mi viene da ridere: ho guadagnato 90 dollari, non ho più un cellulare, non ho più gli occhiali e ho il corpo che è ridotto ad un mucchio di ossa che stanno collegate per miracolo… Non è una comica?!?! Meno male che rido va…Non vi dico come ci siamo alzate la mattina dopo… ed eravamo ancora convinte a voler lavorare! Ma quando è suonata la sveglia alle 3.30, sono riuscita giusto giusto a compiere il movimento con il pollice destro per spegnere l’allarme del cellulare. In ogni caso piove pure, e quindi con questo tempo non si lavora. Meno male! Dormiamo 13 ore filate, ci alziamo a fatica dal letto: forse l’unica parte del corpo che non ci fa male sono le palpebre! Ah no, anche la mascella! Allora sono due e vai!!!!!!Scopriamo durante la mattinata che abbiamo perso pure la sensibilità ad un piede: mantenendo sempre la stessa posizione per nove ore di seguito abbiamo il collo del piede completamente anestetizzato, non riusciamo a muoverlo, è impressionante!!! Che effetto!! Io il destro e mia sorella il sinistro, bè, almeno in due facciamo due gambe buone, o quasi!!! Che avventura!Passiamo il nostro day-off riposando, lavando biancheria, mangiando, andando a fare la spesa e all’internet cafè. Trascorriamo la serata insieme ai ragazzi francesi, c’è Martin che parla inglese un po’ come me (un english very crap!) e quindi mi diverto a parlare con lui, dato che siamo tutti e due nella stessa situazione è più stimolante fare pratica insieme! Ci sono anche altri ragazzi coreani e thailandesi: uno di questi, Jude, sembra uscito da un cartone animato giapponese, fa spaccare dalle risate!!!! Da avere le lacrime agli occhi vi giuro! Non vi dico poi quando abbiamo iniziato a fare lezioni di coreano, italiano e francese insieme, avevo male alla pancia dal ridere!!!Decidiamo di fare un secondo giorno a cutting onion, sempre con lo stesso risultato di quattro bin riempiti. Diciamo che il secondo giorno va un po’ meglio, anche se è sempre massacrante fare lo stesso movimento per 9-10 ore di seguito. Un’esperienza di vita che mi ha segnato parecchio: vi potrà sembrare la solita frase di rito, ma finchè non lo si prova non si immagina nemmeno lontanamente che c’è gente che li fa ancora certi lavori, e che magari lo fa per parecchi mesi (come i coreani qua nel caravan park), o per parecchi anni, o per tutta la vita, e non come me per 3 giorni… bè, non vengono i brividi anche a voi? E noi che ci lamentiamo per qualsiasi cazzata: “ho un lavoro di merda”, “non guadagno niente”, “mi sparo un’ora nel traffico prima di andare a lavoro”… Bè, è meglio guadagnare relativamente poco stando seduti comodi e puliti in ufficio, magari con l’aria condizionata e il caffè a metà mattina, oppure stare seduti per terra, col sole (australiano) che ti brucia sulle spalle e sulla testa, sentendoti sporco e sudato e con una bottiglia d’acqua che dopo mezz’ora non è più H2O ma sembra essere qualcos’altro??? Bè, vedete voi… Sono così contenta di aver provato quest’esperienza, ora capisco veramente il significato delle canzoni gospel che ho cantato per 10 anni, credo di capire, magari non fino in fondo, ma almeno in buona sostanza, ciò che sentivano dentro gli schiavi neri e la speranza che riponevano in Dio cantando “Good news, the chariot’s coming”, l’unica guida che potevano avere mentre lavoravano in un campo infinito, magari proprio di cipolle. Giustificatemi la parentesi.Ora non so quali saranno i programmi per le prossime settimane, qua si vive giorno per giorno, ed è questa la cosa più bella! Staremo qua a Gatton ancora per due giorni credo, dato che abbiamo pagato per una settimana. Poi decideremo se andare a Brisbane, o stare qua a ancora, o non lo so! Comunque sto davvero bene, sono felice di essere qua, sono felice. Ci sentiamo prossimamente! See you soon!

FROM SYDNEY TO BYRON BAY: ULTIMI GIORNI DI VACANZA…

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Dopo una settimana di scoperte e relax è ora di rimboccarsi le maniche... Obiettivo: cercare lavoro in una farm (fattoria). La cosa sembra apparentemente semplice, ma due giorni ininterrotti di ricerche su siti internet e di telefonate in qualsiasi parte dell’Australia non portano, aimè, a nessun risultato concreto. In ogni caso si avverte la voglia di cambiamento, soprattutto da parte di mia sorella che sta a Sydney da sette mesi e quindi decidiamo di partire ugualmente, anche senza un lavoro in mano. Destinazione Brisbane (Queensland), con uno stop intermedio a Byron Bay. Qui in Australia c’è la possibilità di comprare biglietti con validità temporale “t” per i bus cosiddetti hop-on hop-off: paghi una certa tariffa e in base a questa hai a disposizione un tot limitato o illimitato di fermate a tua scelta da compiere prima di arrivare alla destinazione finale. Il nostro biglietto ha validità di 3 mesi e ci permette di scegliere una fermata sola. Decidiamo così di optare per Byron Bay, cornice romantica della Gold Cost.
Trascorriamo 13 ore su un bus prima di giungere a Byron. Viaggiare ormai non è più un peso per me, ma, al contrario, l’attesa del piacere diventa essa stessa piacere. Ci sistemiamo nell’ostello Acquarius, molto più grande e pulito rispetto a quello di Bondi. La baia e la lingua di sabbia sono davvero incantevoli, si intravede in lontananza contro cielo un faro bianco, il sole è caldissimo e l’oceano è più tranquillo di quello di Bondi, ci regaliamo così un pomeriggio di sole, bagni e relax. Il paesino è molto piccolo e carino, pieno di negozietti e caffè. La sera purtroppo non ci entusiasma così tanto come le ore trascorse in precedenza: i pub ci sono, anche carini, ma peccato che l’età media si aggira intorno ai 15-18 anni… Come premio di consolazione ci regaliamo un dolce orgasmico (si può dire?!), dopodiché, per non sentirci troppo zie, andiamo dritte dritte a trovare Morfeo. Scelta azzeccata, dato che la notte prima in pullman non posso certo dire di aver dormito come un ghiro!! Anche questa giornata, aimè, non ci ha regalato notizie positive in ambito lavorativo. Ma… La speranza è l’ultima a morire, come si dice!
E infatti… Nuovo giorno, nuovo lavoro! Finalmente dopo innumerevoli chiamate, arriva quella tanto attesa: “Si, c’è lavoro! Venite pure quando volete, anche domani!”. Grazie ad un’inserzione su di un giornale troviamo lavoro in una farm di Gatton, nel Queensland, ad un’ora e mezza da Brisbane. Dove sarà mai questo posto sconosciuto al genere umano?? Ma!! Lo scopriremo a breve! In ogni caso pensiamo bene di trascorrere ancora un altro giorno a Byron, non possiamo di certo andarcene senza prima aver visitato Nimbin! Questo paesino è molto noto agli amanti degli anni ’60-’70 e della musica reggae… Si… Ma a chi lo voglio raccontare????!!!! Dopo una sostanziosa colazione aspettiamo il bus per Nimbin davanti all’ostello. Nel volantino del tour leggiamo che il bus si chiama “Happy coach”… Vi dico solo questo! In lontananza si intravede un bus scassatissimo tutto colorato che avanza con tanto di musica reggae a palla… Potrà mai essere il nostro??!?! Certo che si!!! Scende un tipo rasta con il sorriso stampato sulla bocca (capiremo dopo il perché!)… Sembrava quasi che inclusa nella vendita del bus ci fosse anche l’autista: una cosa unica e inseparabile! Il tipo è molto estroso e oserei dire “very crazy”, anche se il suo inglese australianissimo non mi permette di capire tutto, ma va bene ugualmente… Fa ridere solamente a guardarlo in faccia!!! Si prevede una giornata all’insegna delle risate!
Arriviamo a Nimbin dopo un’ora e mezza di curve e curvette, scendiamo dal bus con in tasca un consiglio del nostro guru: state attenti ai biscotti o alle torte che mangiate, potrebbero esserci ingredienti che la vostra mamma non usa abitualmente per fare dolci! Bene! Avrete capito tutti che razza di posto è questo! Sembra veramente di tornare indietro nel ’68, si vedono in giro certi personaggi! Il villaggio è formato in sostanza da un’unica strada piena di negozietti di souvenir, food shop e negozi dove vendono una miriade di erbe e prodotti officinali naturali (tanto per non essere troppo esplicita!). Non può mancare il museo del paese, che si rivela essere tutto fuorché un museo! Cianfrusaglie di ogni genere appese dappertutto, vecchi articoli di giornali a favore della liberalizzazione delle droghe leggere, mega striscioni con frasi sempre sullo stesso tema, c’è persino un quadro della Monnalisa con uno spinello in mano, fantastico! E nel contesto non potevano mancare certi personaggi che cercavano di venderti l’impossibile… Questa è Nimbin cari amici! Torniamo a Byron a goderci l’ultimo sole prima di partire la mattina seguente per la sconosciuta Gatton! Pronti, partenza, via!

martedì 18 novembre 2008

FIRST WEEK IN SYDNEY!!!!

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Eccomi qua, nella camera del mio ostello in Bondi Beach, Sydney. Ancora non realizzo bene dove mi trovo, cosa ci faccio qui… Un turbine di nuove sensazioni ed emozioni e pensieri si fanno vivi dentro me, devo cercare solamente di metterli tutti un po’ in ordine, per il resto… ci siamo! Siamo pronti per “partire”. Ma andiamo con ordine…

SI PARTE!
11 novembre 2008, h 8.00. Il mio aereo per Londra è pronto al gate B5. Saluto i miei genitori con un forte abbraccio e con un “ci sentiamo appena arrivo”. I loro occhi sono stampati nella mia mente, credo sia fondamentale memorizzare delle immagini da andare a riguardare quando se ne ha più bisogno. Prendo il mio aereo con una serenità mai provata, non sono per niente in ansia e la cosa mi sorprende. L’unica cosa che desidero ardentemente è rivedere mia sorella e riabbracciarla forte. Sono quasi sette mesi che non la vedo, direi veramente troppo tempo!
Arrivo a Londra in perfetto orario. Dal terminal 5 mi sposto al terminal 4, ormai sono pratica di aeroporti e in un batter d’occhio mi ritrovo a fissare il tabellone per cercare a quale gate devo recarmi: please wait… Waiting… Nell’attesa incontro una ragazza belga e mi fa piacere notare che in qualche modo riesco a farmi capire, anche col mio inglese non certamente fluently! Anche lei prende lo stesso volo e va a trovare dei parenti che non ha mai incontrato, wow!
Il volo per Sydney è piuttosto lungo, non riesco a dormire un gran che, ma per fortuna la compagnia con la quale viaggio, la Qantas, è fornita anche di film in lingua italiana… wonderful! Cibo altrettanto ottimo per essere a 11.000 metri di altitudine: vasta scelta tra chicken, beef and fish e spesso il personale di bordo passa con bevande e frutta (non s’era mai visto!), come dessert ci hanno servito il “mars ice cream”, niente male!!
Atterro a Sydney: sono le 8 di sera, anche se per il mio corpo sono le 10 di mattina! Ma poco importa… Ancora non mi sembra vero, tra pochi istanti potrò rivedere mia sorella e l’emozione inizia a salire. Forse inizia a salire anche perché devo passare la dogana e visti i precedenti…! Invece fila tutto liscio come l’olio e, dopo aver preso il mio bagaglio, mi reco verso il cartello EXIT.
Tante persone che aspettano chissà chi… Ma io intravedo subito lo sguardo che cercavo, e che tanto ho cercato. Sapete… Quel cassetto della memoria chiamato “momenti più belli e indimenticabili della tua vita”? Ecco, qua ripongo quell’istante, l’istante in cui mi sono messa a correre non sentendo più la stanchezza di 27 ore di volo, l’istante in cui l’ho abbracciate forte, l’istante in cui ho pianto come una bambina. Credo di non trovare parole opportune per descrivere quell’istante. Ma non importa, perché ormai è dentro di me, e ora potrò riviverlo ogni volta che lo desidero.
Prendiamo il bus per Bondi Beach con una temperatura delicatamente piacevole. La cosa più assurda è che dopo aver parlato per 15-20 minuti entrambe avvertiamo la sensazione di esserci viste il giorno prima, o l’altro ieri sera da Pattarone, sembrava tutto così normale! Assurdo, ma forse più facile da capire di quanto sembri, almeno per noi due.
Facciamo il mio check-in all’ostello. Un braccialetto con scritto “let the journey begin”.... Sure! Non posso dire di essere in una reggia, ma in ogni caso pensavo peggio e poi attraverso la carreggiata e sono in spiaggia, cosa voglio di più?!?! Le mie roomate sono una neo zelandese e una canadese. Sembrano molto simpatiche.
Doccia e capelli e un giretto per Bondi Beach, una birra nel pub più grande della zona, Bondi Road, e poi nanna, la stanchezza inizia a farsi sentire.

FIRST DAY IN SYDNEY.
Dopo una colazione a base di corn flakes, apple, banana, milk and coffee ci spostiamo in città per visitare le principali attrazioni.
In primis attraversiamo Hide Park, un parco di modesta dimensione, con piante giganti e gente che passeggia tranquilla. La strada ci porta direttamente in un altro parco, the Royal Botanic Gardens, molto più grande del primo, anzi, immenso! Lo sguardo è richiamato a destra e sinistra, si perde ad ammirare i più piccoli particolari, come bambini che giocano, sportivi che corrono ovunque, gente che passeggia e che scatta mille fotografie, e i dettagli più interessanti e mai visti prima, come una pianta piena di pipistrelli giganti appesi a testa in giù, che pauuuuuura! Neanche batman ha il mantello così grande come l’apertura alare di questi pipistrelli! Fanno spavento!
Continuiamo a camminare e ben presto, così, quasi dal nulla, appare lei, the Opera House.

Chiunque di voi (e anch’io prima di venire qua) avrà sicuramente visto mille fotografie o cartoline che ritraggono questa fantastica e colossale costruzione, ma vi assicuro che vederla con i propri occhi è tutta un’altra cosa, non c’è assolutamente paragone, insomma… vale la pena volare un giorno intero anche solo per vederla un solo instante. Oltretutto la natura ci ha regalato una giornata stupenda, con un cielo azzurrissimo, un sole veramente hot e un venticello piacevole.
Decidiamo di ammirare l’Opera House e tutta la baia dall’alto, e quindi ci incamminiamo verso il quartiere The Rocks per salire sull’Harbour Bridge. Il panorama è sensazionale, di quelli che ti fanno ringraziare Dio o chiunque tu voglia di potere ammirare certe meraviglie. La sete si fa sentire e soprattutto diventa ancora più insistente quando sappiamo di avere i free drink! Grande Dario! Una bella birra ghiacciata è quello che ci vuole! Pranziamo sedute su una panchina con frutta tagliata a pezzetti e un roll con tuna, sour cream, salad, e qualcos altro che ora non ricordo… not so bad! Intanto poco distante stanno montando un gigantesco albero di natale. E’ troppo strano essere in short e cannotta e pensare che tra poco più di un mese è Natale!!!!
Nel pomeriggio visitiamo i quartieri di Darling Harbour e di Pyrmont. Salendo le scale esterne dello Star City Casino possiamo godere di un’altra fantastica veduta. Una visita “dovuta” e altresì spettacolare anche al Queeen Victoria Building, un centro commerciale di tre o quattro piani ma non di quelli che siamo abituati a vedere noi, anzi! Pensate di entrare in un palazzo di nobili stile ‘800, con lampadari maestosi, moquette rossa per terra, rifiniture in ottone ovunque, e per esaltarne ancora di più la bellezza un enorme albero di natale di Swaroski alto come i tre piani dello stabile… Insomma, un castello delle fiabe mai visto!
L’unica cosa che inizio a non sopportare di questa città sono i semafori trooooooooppo lenti: il rosso resta acceso circa 2-3 minuti e il verde dura giusto giusto il tempo di attraversare la strada!!! Assurdo! Bè… Devo ancora farmi passare la frenesia di Milano che ho interiorizzato in un anno… Ce la posso fare!!!!
Esauste torniamo in ostello, anche se ci aspetta una bad news… There isn’t hot water! Oh my God! Impavide, ci buttiamo sotto la doccia gelata… Ma va bene! Tonifica! Ceniamo e andiamo a casa di tre ragazzi israeliani amici di mia sorella, molto, come dire… crazy! Passiamo la serata sul divano tranquilli tranquilli… Buona notte!

CINQUE GIORNI TRA RELAX E CAMMINATE CHILOMETRICHE.
Il secondo giorno l’ho trascorso quasi interamente in spiaggia con mia sorella. Altra giornata di sole caldissimo, non posso di certo rinunciare a godermi lo splendido oceano e la sabbia bianca che caratterizzano la baia di Bondi; e soprattutto il pensiero di essere in costume mentre tutti i miei amici sono col piumino… bè… non ha prezzo! L’oceano è ancora troppo freddo per poter fare il bagno, o meglio, alcune persone lo fanno ma non credo siano tutte a posto con la testa! L’acqua è ancora abbastanza cold!!! Tra questi logicamente ci sono i surfisti, che cavalcano le onde con qualsiasi temperatura e stagione.
Nel tardo pomeriggio il tempo peggiora, è nuvoloso e così decidiamo di andare a fare la spesa. Ci rechiamo in un supermercato a Bondi Junction e compriamo il necessario per passare altri 6 giorni in ostello. La sera viene a piovere ma usciamo ugualmente, siamo invitate a cena dai ragazzi israeliani. Serata piacevole con un zuppa altrettanto gradevole al palato preparata da Moses. Poi quando sono gli uomini a cucinare è ancora più gradevole!
Venerdì il tempo non è stato molto clemente, ma per fortuna non ha piovuto e così siamo andate a piedi a Double Bay nel bar dove mia sorella ha lavorato per 5 mesi. Ho conosciuto i suoi ex colleghi e soprattutto il “famigerato” Wondi, un ragazzo indonesiano molto frizzante e dolce insieme: mi ha stretto la mano con un sorriso vero e mi ha detto “Ciao bella, come stai?”, non potevo avere accoglienza migliore! Ho assaggiato la famosa Vegemite, una specie di salsa dal gusto che assomiglia un po’ al dado, che a tutti gli europei fa letteralmente schifo… A tutti tranne a mia sorella e ora anche a me! Siamo in due! E’ veramente deliziosa! E’ troppo bello assaggiare le altre culture anche a livello di cibo!
Nel pomeriggio ci siamo recate in libreria in Sydney, poiché c’è la connessione ad Internet gratuita. Abbiamo visitato un po’ di siti e cercato di pianificare il nostro immediato futuro… L’idea è quella di stare qua a Sydney ancora per pochi giorni e poi spostarsi probabilmente al sud, sperando di trovare lavoro in qualche farm. Effettivamente è anche ora di rimboccarsi le maniche e iniziare a lavorare!
La sera siamo uscite ad ammirare la vita notturna di questo nuovo mondo. Ed era tutto come esattamente me l’aveva raccontato mia sorella: qua tutti iniziano a bere prestissimo (tipo alle 17-18), quindi già alle 23 sono già tutti ubriachi persi!! Le street sono piene di ragazze praticamente semi-nude (io avevo i jeans, la felpa, e avevo freddo!), ubriachissime, che fanno a gara a chi è più z…. (a buon intenditore poche parole!). In due parole: un degenero che neanche vi immaginate!!! Un mondo notturno completamente opposto a quello della tranquilla ed educata vita diurna. Pace e pazzia. Un giretto anche in Oxford Street, la via dei gay e delle lesbiche, è davvero strano notare come la cosa è tranquillamente normalissima!
Dopo la visita della città è tempo di dedicare un po’ di sguardi anche all’oceano, così sabato mattina ci regaliamo una camminata di 5 Km da Bondi Beach a Coogee: una passeggiata lungo la costa che regala panorami visti solo nei film, anche se il tempo non è dei migliori.
Sabato sera usciamo a cena con Sunny e Justin, i due ragazzi australiani con i quali ha convissuto mia sorella qui a Sydney. Andiamo a cena al thailandese, my first time! Cena deliziosa, così come la compagnia. Ovviamente non mi sento molto coinvolta nei discorsi, il mio inglese purtroppo è quasi inesistente. Ma mi fa coraggio rendermi conto che riesco a seguire con modesta facilità tutte le conversazioni (conversazioni non parole)… Ma è già qualcosa! Pian pianino, come si dice…
Nuovo giorno, nuova gita fuori porta: prendiamo il ferry da Sydney con destinazione Manly. Il corso pieno di negozietti di ogni genere e una lunga lingua di sabbia bianca caratterizzano questa località; peccato che anche oggi il tempo non è proprio dei migliori. Ci incamminiamo lungo il litorale senza una meta precisa. Cammina, cammina e cammina, ci ritroviamo in cima ad una specie di collina ed entriamo nel Sydney Harbour National Park: possiamo osservare il tipico “bush” australiano e ammirare dall’alto Menly e le altre baie vicine. Un immenso mai visto, un silenzio mai udito, un senso di libertà forse mai provato.
Torniamo a Sydney per incontrare David, un altro amico di mia sorella, anche lui molto molto “nice”! Riesco a buttarmi un po’ di più nei discorsi, anche se è ancora molto difficile. Cerco di non buttarmi giù e di non sentirmi piccola piccola, ma ogni tanto la testa viaggia più velocemente della ragione…
La mia prima settimana in terra australiana finisce con una gita altrettanto memorabile: il Taronga Zoo. E questa volta da sola! Leoni, zebre, wallaby, gorilla, coccodrilli, giraffe, ippopotami, foche, pinguini, elefanti… Due ore e mezza di cammino per ammirare queste fantastiche creature che certamente non capita di vedere tutti i giorni! Ero da quando ero bambina che non visitavo uno zoo, e mi sentivo proprio come una bambina! Credo sia un toccasana ogni tanto sentirsi di nuovo bambini, è una sensazione così piacevole, non trovate? Ci voleva questa giornata da sola, in un modo o nell’altro credo di essermela cavata egregiamente! Ho anche comprato il numero di telefono australiano… Sperando di scoprire in futuro di aver scelto la tariffa migliore!
Come vi dicevo prima credo che al massimo tra una settimana io e la mia sorellina ci sposteremo da Sydney in cerca di fortuna, avventura e luoghi da sognare. Ho cercato un po’ di soldi nei caschi di banane o nei marsupi dei canguri, ma niente….Quindi forse è meglio cercare un lavoro!!!
See you soon!!!

lunedì 3 novembre 2008

DOPO LE NUVOLE ESCE SEMPRE IL SOLE...

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Sono passati due mesi dalla mia "bad american experience". Due mesi piuttosto difficili soprattutto sotto un punto di vista decisionale. Due mesi passati a pensare e a lavoricchiare qua e là nei bar e nei ristoranti per raccimolare pochi euro. Due mesi di assidua palestra per scaricare la tensione e due mesi di amicizie rivissute. 60 giorni trascorsi molto lentamente a pensare, pensare e ripensare, nell'attesa che qualcuno o qualcosa dentro di me mi dicesse:"Si, Laura, questa è la cosa giusta da fare!". Sembra assurdo, un paradosso, ma non è facile decidere cos'è meglio per te, non è per niente facile. Un giorno un'idea, il giorno dopo un'altra e un'altra ancora, che confusione! Mi sentivo così piccola, come un bimbo che non riesce a salire da solo sulla sedia... Mi sono ritrovata come "al via" del monopoli, pronta a (ri)partire ma sempre con qualche imprevisto di mezzo. Molte probabilità, moltissime, ma mi sentivo in "prigione", intrappolata da questo mio stato perenne di insoddisfazione. Ma ora ce l'ho fatta, ora ho conquistato il mio "parco della vittoria", sono proprio certa di fare la cosa giusta. Sperando sempre di non pescare un altro imprevisto!!!! Non voglio sbilanciarmi troppo, così vi lascio questo appetizer nell'attesa di poter assaporare insieme il gusto prelibato delle mie emozioni! See you soon!

martedì 23 settembre 2008

VITA

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Ti ricordi quando mi hai chiesto se avevo le pastiglie per la felicità? La pastiglia è la vita. Vivi, buttati, apriti, ascoltati. Le tua paure, le tue ansie sono dovute al fatto che tu esisti ma non vivi. Sei castrato nei sentimenti. Sei bloccato. Ti ricordi quella frase di Oscar Wilde? Diceva che vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più.

Laura, è ora di iniziare a vivere. Di nuovo. E questa volta sul serio.

mercoledì 10 settembre 2008

I NAUFRAGHI

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Ieri mi recai al fiume, qua vicino a casa mia.
Un incontro speciale ad allietare la mia giornata: un padre e con suo figlio di appena due anni. Una situazione un po' insolita, di quelle che uno si immagina leggendo un libro dove i protagonisti sono degli individui che vivono su di un'isola deserta. Il padre era un tipo alquanto estroso, capelli rasta lunghi fino a metà schiena e una barba altrettanto lunga, solo gli occhi risaltavano dal suo volto segnato da 35-40 anni di emozioni. Il bambino, che scoprii chiamarsi Elia, era un amore di bambino: capelli finissimi biondi biondi, dritti dritti come spaghetti, tagliati "a scodella" e due occhioni castani ad illuminargli quel visino vivacissimo.
Il padre inizia prima a spogliare lui stesso rimanendo in mutande e successivamente spoglia anche Elia, facendolo rimanere nudo e diventare così un tutt'uno con la natura che li circondava. Mi colpii subito una cosa: al posto dei classici pannolini il bimbo indossava un "ciripà", sapete cos'è? E' un pannolino "riutilizzabile" che si usava più o meno 25 anni fa quando i lines ancora non esistevano, fatto solamente di stoffa e lacci. Il padre lo lavò accuratamente e lo mise ad asciugare al sole. Fantastico.
Non riuscivo a distrarre i miei occhi da quell'immagine piena di amore e di stranezze. Vedere il padre fare il bagno (in acqua gelidissima di fiume proveniente da un ghiacciaio, vi dico solo questo!), vedere Elia che prendeva confidenza con quell'acqua ghiacciata e vederli insieme giocare la sabbia e lanciare i sassi nella pozza... Era tutto era così naturalmente commovente. Mi immaginai una storia d'avventura e un po' fantastica dietro questa scena, stile "Into the wild" (adoro fantasticare), in realtà era solamente un padre separato che viveva questi attimi col figlio come i più intensi e preziosi della sua vita. Lo scoprii quando ebbi il coraggio di andare a fare amicizia con Elia. E successivamente parlando col padre del più e del meno, lui mi raccontò la sua storia e io la mia. Inizialmente lo credetti un viaggiatore esperto, speravo mi raccontasse del suo ultimo viaggio più intraprendente... Invece una punta di delusione quando mi disse che non aveva mai viaggiato, anche se gli sarebbe piaciuto. Una storia normale, come tante altre, ma l'essenza vitale che contraddistingueva quel legame tra padre e figlio raramente l'ho vista altrove, questo è sicuro.
"Buona fortuna, sono sicuro riuscirai a trovare la tua strada". Queste le sue parole quando ci salutammo. Parole banali, ma dette da lui, in quel momento, per me sono state molto significative.